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Vassilis Alexakis, il Monte Athos, i monaci, le religioni, e forse anche Bertinott

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Vassilis Alexakis, il Monte Athos, i monaci, le religioni, e forse anche Bertinotti

Monday, February 16th, 2009

Mi pare fosse lo scorso anno: una notizia dava Fausto Bertinotti, Presidente della Camera, in viaggio sul Monte Athos. Una trentina di anni fa sono passato sopra la penisola Calcidica per andare da Salonicco ad Istanbul (Costantinopoli, nei cartelli stradali vicino alla frontiera da parte greca), in vacanza in moto. Risale ad allora tutto quello che so del Monte Athos: pochissimo. Ed ecco che in poco tempo il Monte si fa vivo per due strade:

15:08 - POLITICA- 19 APR 2007

BERTINOTTI SABATO E DOMENICA CON I MONACI SUL MONTE ATHOS

Due giorni di preghiera. Al seguito delegazione di soli uomini

Associated Press Italia
..”si recherà due giorni, sabato e domenica, sul Monte Athos, repubblica teocratica greco-ortodossa che sorge nella parte più orientale della penisola Calcidica. (…) il presidente della Camera partirà per trascorrere due giorni sulla Santa Montagna, da più di un millennio sede di una repubblica monastica, formata da 20 monasteri ortodossi indipendenti, retti da un abate eletto a vita dai monaci. Bertinotti ne visiterà tre: Vatopedi, la Grande Lavra e Simonos Petra. Con al seguito una delegazione ristretta e formata da soli uomini (i monaci proibiscono l’accesso delle donne nella loro repubblica), Bertinotti arriverà sabato intorno alle 13 a Karies, la capitale, dove risiedono gli organi direttivi. Qui sarà accolto da padre Ioustino e incontrerà l’esecutivo del Monte Athos, quindi il museo e la Chiesa di Protato. Poi si recherà al monastero di Vatopedi, uno dei più antichi (risale infatti al X secolo): qui il presidente della Camera icontrerà l’Abate Efraim e il suo vicario Arsenios. Alle 16.30 prenderà parte alla celebrazione dei vespri. Domenica, la giornata di preghiera di Bertinotti inizierà molto presto: alle 5.45 nella cappella del monastero comincerà il rito religioso che durerà fino alle 7.30. Dopo la colazione il presidente della Camera si recherà al monastero della Grande Lavra dove incontrerà di nuovo l’Abate e quindi al monastero Simonos Petra. Il rientro a Roma è previsto per domenica sera. ”

Invece questo viene dal “Manifesto” (Franco Carlini): “…Qualcosa di abbastanza diversa dal popolarissimo monte Athos, dove i turisti sono ben accolti, i liquori anche, Internet pure, ma la televisione no, e specialmente le donne sono tenute fuori, come ha giustamente fatto notare in diretta una giornalista del Tg1. Il Piccolo Fratello difficilmente avrebbe accolto un tipo come Fausto Bertinotti che arriva dall’Italia con un aereo privato, con l’addetto stampa e la televisione al seguito, se non altro perché l’esperienza personalissima della meditazione è fatta di contatto diretto con la parola di Dio e per sua natura rifugge dalla spettacolarizzazione. Si fa e non si dice, e poco vale la spiegazione dell’ufficio stampa che quei filmati serviranno a futura memoria della Camera dei Deputati. Persino il presidente Irene Pivetti, prima maniera, aveva un altro stile. Che la religione esibita o l’ispirazione mistica siano oggi parte della costruzione del proprio personal brand non deve stupire, purtroppo.

Poco tempo dopo, il 21 settembre 2007, una recensione su “Le Monde Des Livres” parlava di un romanzo sull’argomento:

Vassilis Alexakis
Ap.  J.-C.
Stock, pp. 391, 20,99  €

Ora che ho in mano il libro, dovrò anche leggerlo. Nel frattempo ho trovato una sua intervista pubblicata qui: (http://www.evene.fr/livres/actualite/interview-vassilis-alexakis-ap-jc-1074.php), della quale riporto alcuni brani tradotti grossolanamente:

< <" I monaci non pensano, pregano", dice Vassilis Alexakis.

(…)
D. Il suo romanzo tratta del monte Athos. Qual’è la sua specificità?

R.   E’ una penisola vicino Salonicco in Grecia del Nord che fruisce ancora di privilegi e di una autonomia che datano dall’epoca bizantina. E’ un territorio autogestito dai monaci salvo che per le questioni di sicurezza nelle quali c’è un intervento di un rappresentante dello Stato. Hanno soprattutto dei privilegi aberranti - non pagano imposte sulla benzina, né sull’elettricità e la proprietà. E’ un piccolo mondo ricchissimo. Molti immobili al centro di Atene, alberghi, stazioni di servizio sono di loro proprietà. Sono i più grandi proprietari della Grecia. Hanno inoltre un potere politico considerevole visto che nessun governo può rischiare di contrapporsi ai monaci visto il rispetto di cui godono presso la popolazione. In Grecia, la fede del popolo è alla base del loro potere politico.

D. Il libro è quindi critico e polemico?

R. Critico ma non polemico. Ho scarsa simpatia per la Chiesa ma ho giocato onestamente. Ho fatto questa inchiesta incontrando una sessantina di persone - non solo degli storici e archeologi - ma anche dei monaci. La polemica non può venire che dall’accumulo di informazioni negative. Ci sono molte informazioni ufficiose, in se stesse esplosive. Ma le reazioni possono essere violente. Oggi, i monaci del monte Athos continuano a tirare sugli archeologi che osano fare degli scavi in prossimità dei loro monasteri. Io ho dovuto cambiare numero telefonico, ad Atene, per non essere infastidito dopo la pubblicazione del libro. Conosco una deputata che ha chiesto l’abolizione dell’”abaton” (interdizione di visita per le donne) ed  ha dovuto essere protetta dalla polizia. Si può immaginare quindi una situazione inverosimile in cui una donna Primo Ministro  della Grecia non potrebbe visitare un dipartimento del suo paese.

D. Religione più politica che spirituale, dunque?

R.  Certo. Ci sono senza dubbio monaci - ne ho incontrati - un pò folli, che credono di vivere in un mondo irreale, come dei sopravvissuti del’Impero bizantino. Ma ci sono anche dei monaci coraggiosi che hanno dimenticato delle cose spiacevoli sull’argomento del monte Athos. Per esempio, questa scuola per bambini poveri, non destinati alla vita monastica, che non hanno il diritto di vedere donne.

D. Perché intitolare il romanzo ‘Dopo Cristo’ quando lei tenta di riabilitare la memoria della Grecia antica?

R. Ciò premette di situare direttamente il tema del romanzo che è questa rottura incredibile tra una Grecia classica - il paese della filosofi, della ragione, della democrazia perfettamente incarnata dai presocratici che studia il mio personaggio - e l’avvento brutale del cristianesimo che si impone ferocemente, con l’Impero bizantino, attraverso distruzioni e massacri. Questo modo di imporsi ricorda il comportamento dei fanatici attuali come nel caso dei budda in Afghanistan. Il fanatismo è l’essenza stessa del monoteismo. Dal momento in cui un dio è creatore del mondo, onnisciente, onnipotente, ecc., non può sopportare la concorrenza. Da cui la necessità di sopprimere gli altri. Questo fanatismo, lo ritroviamo un pò nella maniera di escludere del papa attuale.

D. C’è dunque più umanità nel politeismo degli antichi che nel monoteismo?

R. Il politeismo ha il vantaggio di non essere una religione portatrice di totalitarismo. Gli dei della Grecia o di Roma non pretendono di aver creato il mondo. Essi sono là, si rende loro omaggio nel quadro della città senza escludere nessuno. In Grecia, si onorava anche Isis, per esempio. Il politeismo è molto accogliente in rapporto alle altre religioni. E poi c’è questa differenza fondamentale: gli dei greci non propongono un paradiso. Nella Grecia antica e a Roma, la vita sotterranea è rappresentata da una città sinistra occupata da ombre che si annoiano. Secondo Castoriadis, gli Ateniesi hanno inventato la democrazia perché non avevano nulla da sperare dai loro dei. La sola cosa che potevano fare era di occuparsi degli affari della città.

D. Lei ne approfitta per contrapporre la filosofia alla teologia?

R. La teologia ha delle risposte per tutto. Dunque, impedisce la riflessione. La filosofia, è il contrario, è un interrogativo permanente.  I presocratici, sono tutti i filosofi greci al di fuori di Platone, Socrate e Aristotele. Essi si prendevano gioco della religione della loro epoca. Come diceva uno di essi:”se i buoi sapessero dipingere, rappresenterebbero degli dei somiglianti a dei buoi.”

D. Quali sono i rapporti tra gli abitanti del monte Athos e il potere?

R. La chiesa si intende sempre molto bene con le potenze politiche e finanziarie. Il monte Athos è molto significativo a questo proposito. I monaci si sono accordati con Hitler per preservare i loro vantaggi. Il giorno della disfatta nazista, i monaci sono divenuti amici dei comunisti che invasero la Grecia del Nord, aggiungendo un titolo alle loro abitudini: quello di compagni. In contropartita, hanno immediatamente trovato degli accordi con loro al fine di preservare i loro poteri. Oggi, ricevono Putin, il principe Carlo (che viene tutti gli anni) e comunicano con numerosi potenti del mondo.

D. I personaggi del suo romanzo e la storia stessa del monte Athos incitano il lettore a saltare insaziabilmente tra passato e presente…

R. E’ stato molto interessante sul piano romanzesco. Ciò permette un gioco. Il fatto che il monte Athos si richiama all’impero bizantino lo piazza fuori del tempo, in una certa immobilità. In apparenza, poiché la maggior parte dei monaci hanno dei cellulari, Internet, giocano alla Borsa di New York, ecc. Siamo nella menzogna e la falsa percezione del tempo, il che si ritrova ugualmente nei miei personaggi. E’ il caso di Nausicaa che è molto vecchia e che, malgrado tutto, è associata al ritratto nel quale non ha che 20 anni. Questo ritratto resta altrettanto presente della vecchia signora. Ed è questo gioco che determinerà il finale del libro. E’ anche il caso del protagonista-narratore che ha 24 anni all’inizio del libro ma che progressivamente  si affatica e dimentica delle cose. Apparirà più vecchio della sua età. Così, il tempo ci inganna non essendo che una apparenza e permette d’immaginare delle scene.

D. Cosa ne è della separazione tra Chiesa e Stato in Grecia?

R. Questa separazione avrebbe dovuto intervenire al momento dell’indipendenza della Grecia nel 1830. Non si è fatta e la Chiesa è sempre coinvolta con lo Stato. I preti sono dei funzionari e se i monaci non sono pagati, non ne hanno veramente bisogno. L’insieme crea una confusione e conferisce alla Chiesa il diritto di intervenire negli affari politici con, troppo spesso, un nazionalismo oltranzista ed una ingerenza costante nell’insegnamento. I libri di storia greca falsano la realtà. Si apprende nei licei che Bisanzio e il cristianesimo hanno preso l’eredità logica dell’Antichità, quando sono due mondi diametralmente opposti. Queste cose sono poco conosciute e le pubblicazioni sono scarse. Anche in Grecia, poche persone sanno che il monte Athos era costituito nell’Antichità di cinque città. Esse sono state eliminate dai monaci e le statue sono scomparse. Si può ritrovare, sparso, un capitello, una testa, ecc. Il mio personaggio scopre progressivamente tutti questi elementi che permettono di tessere la trama del romanzo. Perché ci vogliono due aghi: il mondo ortodosso da una parte, il mondo presocratico dall’altra. Il romanzo nasce dal dialogo e dal conflitto tra questi due mondi e qui appaiono i personaggi.

(…)

D. Cosa spera per la Grecia?

R. Che ritrovi la memoria riprendendo contatto coi filosofi di una volta. Hanno molto umorismo e sanno dare meravigliosi consigli. Sono di  ben migliore compagnia di tutti i santi della chiesa. Sono perlomeno più bizzarri. Per esempio, se si domanda ad un presocratico quand’è che ci si deve innamorare, risponde:” quando si vuole essere infelici”…. >>

Vassili Alexakis ha scritto questo romanzo in francese; vive in Francia dal 1968. L’unico suo romanzo tradotto in italiano è:”La lingua materna”, pubblicato nel 2001 da Crocetti, che mantiene una collana di autori greci contemporanei. Un suo titolo che mi affascina è “Je t’oublierai tous les jours” (Ti dimenticherò ogni giorno); sono capace di comperare un libro solo per il suo titolo, d’altronde.

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Last Updated ( Monday, 23 February 2009 08:57 )
 

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Religione - il pericolo del creazionismo

Monday, June 25th, 2007

da “Le Monde” del 26 giugno:

Il Consiglio d’Europa sottolinea i pericoli del creazionismo nell’educazione.

“Le discussioni che hanno accompagnato la redazione del rapporto del Cosiglio d’Europa sono state burrascose. “Abbiamo dovuto affrontare violente opposizioni da parte di un parlamentare Russo, spalleggiato da Ungheresi; assimilava l’evoluzionismo allo stalinismo, al nazismo e al terrorismo!” assicura Guy Lengagne, che ha presentato il rapporto e una risoluzione invitante i 47 paesi membri del Consiglio di Strasburgo ad “opporsi fermamente a tutti i tentativi di presentazione del creazionismo come disciplina scientifica“.

Apparso nella seconda metà del XIX secolo, la corrente creazionista rigetta la teoria darwiniana dell’evoluzione delle specie per selezione naturale e difende l’idea che il mondo è stato creato da Dio; sia in sei giorni secondo il racconto dell’ Antico Testamento, sia grazie all’intervento di un “disegno intelligente” per i neocreazionisti.

L’obiettivo primario dei creazionisti contemporanei, essenzialmente d’obbedienza cristiana o musulmana, è l’insegnamento. Noi siamo in presenza di una ascesa potente dei modi di pensare che, per meglio imporre certi dogmi religiosi, attaccano al cuore stesso le conoscenze. In Francia, l’offensiva più recente risale a gennaio: un Atlante della creazione, venuto dalla Turchia, una delle culle principali del creazionismo islamico, tendente a dimostrare che la creazione è un fatto e l’evoluzione un’impostura, è stato distribuito nelle scuole, prima di essere ritirato.”

L’offensiva turca non è un fatto isolato. In molti paesi europei, i ministri dell’educazione hanno rimesso in dubbio l’insegnamento del darwinismo. Il rapporto cita la Polonia dove, nello scorso autunno, il vice ministro dell’educazione ha dichiarato che la teoria dell’evoluzione è una menzogna, un errore che è stato legalizzato come una verità corrente; nel 2004, in Italia, la ministra dell’istruzione ha proposto di abolire tale insegnamento nella scuola dell’obbligo. La sua collega Serba ha dovuto dimettersi dopo aver ordinato alle scuole di abbandonare tale insegnamento. Nel 2005, la ministra olandese ha proposto una larga discussione sull’insegnamento delle teorie dell’evoluzione. Negli USA, il 38% dei cittadini spingono per l’abbandono dell’insegnamento delle tesi avoluzioniste e il presidente Bush difende l’idea di un doppio apprendimento.

Tutti questi fatti corrispondono ad un reflusso della scienza a profitto della religione; ora, voler privare i cittadini dell’accesso alla conoscenza scientifica è uno degli attentati più gravi ai diritti dell’uomo” assicura Lengagne.

Il rapporto, che riconosce che le istituzioni delle tre grandi religioni monoteiste si distaccano da queste posizioni radicali, non esclude un insegnamento delle tesi creazioniste “nel quadro di un apprendimento del fatto religioso“, ma insiste “Queste tesi non possono avere pretese di scientificità.”.

scampoli

Monday, June 25th, 2007

Sempre dal supplemento del 1° giugno:
Un titolo bellissimo:
L’impagliatore di sogni

L’Empailleur de reves
(Taling Soung Soung Nak)

de Nikom Rayawa
Traduit du Thai par Marcel Barang
Ed. de l’Aube, 144 p., 7,70 €

Il poliziesco invade ogni angolo del mondo:

Poliziesco a Shangai:
Qiu Xiaolong (abita negli USA e viene dalla Cina); quinta avventura dell’ispettore Chen Cao, che usa la conoscenza della poesia classica cinese come strumento d’indagine)

De soie et de sang
(Red Mandarin Dress)

Traduit de l’anglais par Franchita Gonzales Battle
Ed. Liana Levi 360 p., 19 €

Poliziesco a Tel-Aviv:
primo volume di una trilogia dell’israeliano Yaër Lapid

Double jeu
Traduit de l’hébreu par Valérie Zenatti
Fayard, 268 p., 19 €

Poliziesco a Betlemme:

Matt Rees (corrispondente inglese del Time Magazine da Gerusalemme)

Le collaborateur de Bethléem
(The Collaborator of Bethlehem)

Traduit de l’anglais par Odile Demange
Albin Michel, 336 p., 19 €

Giuseppe Conte, Il terzo ufficiale

Monday, June 4th, 2007

Pubblicato da noi nel 2005, questo romanzone del poeta Conte esce ora in Francia. Recensito su “Le Monde des Livres” del 1 giugno da René de Ceccatty con un lungo scritto, per metà dedicato ad un bel riassunto della storia e per metà ad una critica molto positiva e affettuosa.

Le troisième officier
(Il terzo ufficiale)
de Giuseppe Conte

Traduit de l’italien par Monique Baccelli
èd. Laurence Teper, 384 p., 20 €

(…)” Si sente alla lettura di questo generoso racconto d’avventura, che rinnova con la nobiltà di tono dei grandi romanzi di mare anglosassoni, che un poeta ne è l’autore. Ammiratore e traduttore di D.H. Lawrence, Giuseppe Conte descrive i rapporti umani (amicizia passionale tra uomini, a volte tinta di sensualità, desiderio imperioso per le donne, sete di giustizia sociale, repulsione per ogni forma di razzismo) su questo esempio. Egli ha d’altronde una straordinaria disinvoltura naturale nei racconti d’avventura, ma spogliandone la sua narrazione di ogni pesantezza, di ogni convenzione, di ogni stereotipo, anche nella descrizione dei sentimenti violenti.”

Fiera del libro di Salonicco; i Club del Libro in Grecia

Monday, June 4th, 2007

Su “Le Monde des livres” del 1 giugno, Florence Noiville racconta della Fiera del Libro di Salonicco. appena conclusa nella sua quarta edizione, con un buon successo. Presenti editori francesi, oltre ai greci, del magreb, Egitto, Turchia, Libano…

Grande qualità dei dibattiti, dice la Noiville. Quest’anno, si è discusso dei Club del Libro; da noi, a quello che so, con questo nome si indicano solo i club di vendita più o meno coatta di libri per corrispondenza. Invece si tratta, all’estero, di associazioni di lettori che scelgono periodicamente di leggere un libro e poi di riunirsi per discuterne, magari con l’autore o con critici e scrittori.

Nel dibattito, lo scrittore Apostolos Doxiadis dice che un anno e mezzo fa non esistevano, in Grecia; oggi sono almeno 250 e discutono di libri di tutti i tipi, dalla poesia alla matematica. Il romanziere Takis Théodoropulos, che anima uno di questi club sui filosofi antichi, dice: “All’inizio, ero diffidente. L’aspetto gregario mi intimoriva. Poi ho scoperto che si poteva far leggere Platone pressoché come un autore di oggi. Ci sono dei giovani attivi che partecipano. Ne ho più di 50. Abbiamo letto Fedone, Critone. Confesso che non riesco a staccarmene.”.

Nati nell’Inghilterra vittoriana, l’idea del “book club” è semplicissima: ogni mese, un gruppo di lettori (donne, all’80%) si riunisce per discutere di un’opera scelta in comune. L’ampiezza del fenomeno lascia stupiti: 50.000 clubs in Inghilterra; 500.000 negli USA, dove 5 milioni di lettori sono coinvolti; due trasmissioni-faro (in Inghilterra, il “Richard and Judy’s Book Club” e negli USA il “Oprah’s Book Club”) e infine, per buona misura, una sit-com umoristica divenuta un classico, “The Book Club”…

Nei Paesi Bassi, la cosa è ancora più strutturata. I 5000 club (50.000 lettori) sono federati in una sorta di società holding e “il peso è tale che può fare o disfare il successo di un autore“, spiega un giornalista presente a Salonicco. L’assemblea dei clubs dispone di una sua rivista, BookBook, che dispensa ogni mese i suoi consigli di lettura. Fiutando il nuovo mercato, l’editore olandese Querido si è lanciato nella riedizione di eccellenti opere di catalogo espressamente adattate per i club del libro, con tracce di riflessione e soggetti di discussione alla fine. Risultato: “se il libro è scelto, si ha un surplus di vendite nette di 50.000 copie“, dice l’editore. Da Atene a Madrid, il successo sembra estendersi all’intera Europa, dice la Noiville. Salvo che in Francia. (E in Italia…)

 

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Qui si parla di un libro che non ho letto

Wednesday, March 7th, 2007

Comment parler des livres que l’on n’a pas lus?
de Pierre Bayard
Ed. de Minuit
164 p., 15 €

In sostanza: “come parlare dei libri che non si sono letti?”

 

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Catena citazionista (Luxus catenae)

Friday, December 29th, 2006

Già, perché anche giocare è un lusso.

Ricevo da Liseuse e faccio la mia parte.

Le premesse: non è il libro fisicamente più vicino. A casa non ho (più) una stanza per me dove leggo, il libro del momento è in giro, su uno scaffale (possibilmente in ordine per smanie coniugali, insofferenti alle asimmetrie anche temporanee); comunque si tratterebbe di “Breve storia della musica sacra”, di Luigi Garbini, Il Saggiatore; oppure di “Mozart, la notte delle dissonanze”, di Sandro Cappelletto, EDT. Tutto ciò non per snobismo o grande copertura culturale: semplicemente è un pò che non trovo gialli da leggere e quindi attingo al mucchio dei libri che “prima o poi voglio leggere”.
In conclusione, scelgo un autore più vicino invece che un libro più vicino. Ma tra i libri di questo autore che ho in casa scelgo il più vicino. Non eseguo alla lettera l’istruzione “sfogliare fino alla pagina 123″, ma apro il libro più o meno a quell’altezza e da quel punto sfoglio per trovare quella giusta.
David Foster Wallace, La scopa del sistema. Fandango. (traduzione di Sergio Claudio Perroni)
Pagina 123 inizia con una frase che continua dalla pagina precedente; conto da lì come fosse la prima;

“Ed eccoci alla catastrofica notte che rappresenta il climax del racconto, simboleggiato da un incredibile nubifragio che si abbatte sul bosco, con il vento che ulula e boli di pioggia gelatinosa che martellano il tetto della baita, mentre i quattro sono seduti a tavola, e la donna sbadiglia davanti al piatto dove troneggia una montagna di Hostess Cupcakes alta sin quasi al soffitto, e l’uomo, teso all’inverosimile, è incredibilmente incazzato e ha la faccia paonazza per lo sforzo di trattenere la propria furia, e il figlio più grande, che a questo punto va per i sette anni, si lagna un pò perché non gli va di mangiare i piselli che la donna, troppo intorpidita per il sonno e dal cibo, non si è curata né di scongelare né di cuocere, e le proteste del figlio, come se non bastasse il resto, infuriano l’uomo al punto di fargli involontariamente scappare un ceffone tremendo, ma proprio del tutto involontariamente, e il bambino vola giù dalla sedia e cade a terra, e cadendo urta un tavolino sul quale sono conservate, come su un altare, religiosamente accatastate su un cuscino di velluto rosso, tutte le preziose fialette della rara e di difficile preparazione medicina antipianto, e tutte le fialette finiscono in frantumi, e la medicina evapora all’istante, e ovviamente il bambino scoppia a piangere per il ceffone tremendo e imediatamente viene colto da una crisi epilettica particolarmente violenta, e tutto questo tragico trambusto fa scoppiare a piangere anche la figlia, che anche lei viene subito colta da una delle sue crisi epilettiche in miniatura, sicché di colpo marito e moglie si ritrovano tutt’e due i figli in preda alle rispettive crisi epilettiche, finché la moglie riesce finalmente a calmare almeno in parte la bambina cullandola e coccolandola e facendosela saltare sulle ginocchia, ma l’altro figlio è messo male sul serio.”

“Gesù.”

“Sicché i due genitori sono terribilmente angosciati, e decidono che l’unica cosa da fare è che lui carichi sulla Jeep il figlio grande e cerchi di raggiungere quanto più in fretta è possibile il minuscolo ospedale sperduto nei boschi, mentre la donna telefonerà all’ospedale per chiedere di predisporre subito una scorta d’emergenza di medicina antipianto, e resterà lì a badare che la piccola, che al momento è più o meno sedata in braccio alla mamma ma che non sopporta di andare in macchina e pertanto se la mettessero sulla Jeep non farebbe che piangere per tutta la strada fino al minuscolo ospedale sperduto nei boschi, non si rimetta a piangere e a contorcersi, fino al ritorno del padre con la medicina e col se Dio vuole frattanto scampato figlio maggiore.”

Ecco, sono tre frasi.

I tre blogger a cui chiedere di continuare la catena, al momento non li ho (almeno non mi sento così in confidenza con tre di loro a cui chiedere questo…). D’altronde, nelle istruzioni non c’è un limite temporale; può essere che in futuro la mia diramazione di catena possa estendersi.

Buon anno!

Sette religiose in Francia

Tuesday, December 19th, 2006

Un articolo su “Le Monde” di oggi annuncia la pubblicazione del rapporto della commissione parlamentare d’inchiesta sulle sette, intitolato “L’infanzia rubata, i minori vittime delle sette”.
Questo è il terzo rapporto del genere: quello del 1995 era dedicato al fenomeno settario e quello del 1999 al denaro delle sette.
Il rapporto sottolinea che i bambini sono facile preda per le sette, e che l’impegno dei pubblici poteri contro le conseguenze delle derive settarie è “ineguale”.

La “commissione d’inchiesta relativa all’influenza dei movimenti a carattere settario e alle conseguenze delle loro pratiche sulla salute fisica e mentale dei minori” è stata istituita nel giugno 2006 ed ha finito ora il suo lavoro. Qualcuno forse vuole fare un paragone con l’Italia? scrivete il nome della prima commissione parlamentare d’inchiesta italiana che vi viene in mente: forse Mitrokin? non c’è paragone, non vi pare?

La commissione si è interessata ai bambini che vivono attualmente nelle sette ed a quelli che rischiano di essere investiti dal fenomeno. Il numero è allarmante: un esperto interrogato parla di 60.000 o 80.00 bambini educati in un contesto settario.

Hanno lavorato a partire da testimonianze di ex adepti, di funzionari addetti all’infanzia, di magistrati, di pedopsichiatri. In primo piano, i misfatti dell’indottrinamento e della reclusione psicologica, ed insiste in particolare sulle condizioni di scolarizzazione ed il profilo medico (psicologico, accesso o negazione delle trasfusioni sanguigne o delle vaccinazioni).

Le misure proposte insistono sul campo educativo (ridefinizione dei criteri di autorizzazione dell’istruzione a domicilio, controllo degli organismi di educazione a distanza), di sanità pubblica (controllo medico scolastico sistematico quale che sia la scolarizzazione dei minori, unificazione delle sanzioni per rifiuto della vaccinazione dei bambini, presa in carico per i fuoriusciti dalle sette, definizione di “buone pratiche” per gli psicoterapeuti), normative (prendere innanzitutto in considerazione l’interesse dei minori negli statuti delle associazioni di culto), di giustizia (diritti dei genitori, sanzione della reclusione).

La commissione non ha redatto liste di sette,  ma ne ha definito le caratteristiche, tra le quali  la destabilizzazione mentale, il carattere esorbitante delle esigenze finanziarie, il reclutamento dei bambini, senza dimenticare “l’abuso fraudolento dello stato di ignoranza o di debolezza”.

La Chiesa di Scientology ha protestato per essere considerata una setta, mentre i Testimoni di Geova, inseriti nel novero delle sette nel rapporto del 1995, proclamano il loro rispetto per le leggi della Repubblica e dichiarano che i loro figli frequantano la scuola pubblica.

A Parigi, ristorante al buio

Tuesday, December 12th, 2006

Da pochi giorni è attiva una nuova emittente francese: France24. Trasmette via satellite ma anche via internet, si può leggere e vedere sul computer. Dicono che rappresenta un “punto di vista francese” sul mondo. Loro in questo investono: è finanziata, come altre iniziative del genere, con soldi pubblici.

Mi ha incuriosito un servizio di Quincampoix, al Marais.

Si cena completamente al buio. Gran parte del personale è non vedente. Si entra in fila indiana, mano sulla spalla di chi precede; ovviamente ci si siede vicino a chi capita.

Dice la giornalista:” l’avventura è ludica e gioiosa. All’arrivo al bar, il temerario deposita gli oggetti luminosi in un cassetto (orologi luminosi, telefonini dal video fluorescente…), poi viene offerto un menù-sorpresa; parentesi per le regole elementari di sopravvivenza in un ambiente oscuro: soprattutto mantenere al sicuro la bottiglia!. L’elemento liquido non va al bordo del tavolo, pena fragorosi disastri.

Per un momento la perdita della visione disorienta; poi diventa rilassante. Si può fare la linguaccia al vicino; mettersi le dita nel naso, avere otto anni e mezzo.

Una volta seduti, si esplora l’ambiente con le mani; la disposizione del piatto, delle posate, il bicchiere. Arriva il piatto, si mangia anche con le mani per sicurezza. Poi, il riconoscimento dei sapori, che lo chef si è divertito a mischiare; il taboulè acidulo, un bignè al formaggio, i commenti di chi cerca di indovinare di cosa si tratti…” Una bottiglia che cade dal tavolo, le risate e le chiacchiere a voce troppo alta. Alla fine, dopo sapori forti per supplire alla mancanza di vista, non si pensa che all’Alka selzer. Troppi gusti uccidono il gusto.”

France 24 è qui.

Erri De Luca, l’esilio e la cima

Monday, December 11th, 2006

Lo scrittore italiano pubblica contemporaneamente due libri sulla Bibbia, un testo di commento ad un libro di foto, ed una magnifica meditazione a due voci sull’alpinismo.

Su “Le Monde des Livres” del 24 novembre, Patrick Kéchichian redige un inventario della presenza di De Luca nelle uscite editoriali recenti.

Erri De Luca
Sur la trace de Nives
(Sulla traccia di Nives)
Traduit de l’italien par Danièle Valin
Gallimard, 132 p., 13,90 €

“La lettura della Bibbia e la pratica dell’alpinismo hanno un punto in comune: le due attività non si limitano a se stesse, ma rilevano una dimensione interiore di cui il praticante non aveva, prima di cominciarle, una chiara coscienza. Le Scritture dispensano a colui che le medita delle lezioni di saggezza o di fede: di vita. La montagna insegna una ascesi del corpo e dello spirito: una economia di vita. Nei due casi, si tratta di considerare e di desiderare di raggiungere o avvicinare un bene posto al di sopra di sé

Erri De Luca ha deciso, da molto tempo, di consacrarsi a queste due scuole. Per la prima, non appartiene ad alcun lignaggio di esegeti, non si riconosce in alcuna religione, se non in quella che si fa da sè del Libro.”

Per la seconda, De Luca si richiama ad una scelta di risarcimento verso il padre: “ho scritto i libri che lui non ha scritto, ho scalato le montagne che lui avrebbe voluto scalare. Sono suo figlio perché ho ereditato i suoi desideri….”
Il libro è un “racconto di viaggio” con l’alpinista Nives Meroi, che De Luca accompagna in una spedizione himalayana. La montagna è “personificata”, parlante: “La montagna non è un mostro che uccide, io sento al contrario che soffre le ferite per ciascuna vita che si perde in essa. Le valanghe che non ha potuto trattenere, le cadute di pietre che sono precipitate in basso: c’è un dolore della montagna, e il suo scusarsi che viene in soccorso ad altri alpinisti. “.

Gli altri volumi: Comme una langue au palais (Gallimard, 120 p., 13,90 €) riunisce le analisi di diversi passaggi della Bibbia, specie sui mestieri nei due Testamenti, mentre Au nom de la mère, (Gallimard, 78 p., 7,90 €) è un racconto di Maria che parla in prima persona dell’infanzia di Gesù; c’è poi il commento al libro di fotografie di François-Marie Banier, Le chanteur muet des rues (Gallimard, 90 p., 22,50 €), in cui esprime la sua simpatia per gli umili, gli anonimi, gli infelici che incrociamo nelle vie delle città.

Amen.

 

dall'archivio di Inventario

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Buzzati, il più kafkiano degli Italiani!

Monday, November 6th, 2006

Su “le monde des Livres” del 3 novembre, un articolo di Fabio Gambaro.

“E’ a Belluno, piccola città delle Venezie ai piedi delle Dolomiti, che il 16 ottobre 1906 è nato Dino Buzzati. Un secolo più tardi, l’editoria francese rende omaggio all’opera di uno degli scrittori italiani più amati dal pubblico dell’Esagono. In effetti, Il Deserto dei Tartari, K , o Le notti difficili, con le loro atmosfere strane ei loro personaggi angosciati, hanno conquistato da molto tempo i lettori francesi. D’altronde, da molto tempo, lo scrittore, morto nel 1972, è stato più celebrato in Francia - dove è sempre letto nelle scuole - che nel proprio paese.

Lo ricorda Delphine Gachet nell’introduzione al secondo volume delle Opere, appena pubblicato.” (…)

Dino Buzzati
OEuvres

Traduit de l’italien par Jacqueline Remillet, Michel Breitman,
Yves Panafieu, Anna Tarantino et Michel Sager

Ed. Robert Laffont, 1142 p., 30 €

Agente letterario!

Monday, November 6th, 2006

Ecco una figura di cui si parla sempre troppo poco.

Su “Le Monde des livres” del 6 ottobre, Josyane Savigneau intervista un, sembra, celebre agente: Andrew Wylie. Ecco un gran bel lavoro, ad averne il talento, per quelli che non sanno fare gli scrittori (parlo di me, ovviamente…).

Una traduzione integrale in inglese si può trovare qui.

59 anni, studi ad Harvard, agente letterario dal 1980. Di lui Philip Roth dice che gli ha cambiato la vita, imponendo agli editori compensi molto alti per gli scrittori.

“Il fondo delle cose, (…) è la guerra permanente tra i libri puramente commerciali ed il posto che si riserva loro, e la letteratura, i libri di fondo, ed il posto che si riserva a questi ultimi.

Ho creato la mia agenzia con uno scopo ben preciso: convincere gli editori che bisognava finirla col pensiero a breve termine, con la supervalutazione dei prodotti commerciali e la sottovalutazione della letteratura. E tentare di ricordare loro la propria responsabilità intellettuale. ”

Lei ha detto una volta di essersi posto nel 1979 una domanda:” come posso leggere ciò di cui ho voglia e guadagnare abbastanza soldi per vivere?” (…)

“(…) avevo in testa un’idea semplice: se si riesce a convincere gli editori a pagare caro un libro di qualità, allora essi faranno ciò che si deve per venderlo. (…) Sono certo che bisogna procedere così. Se un editore spende molto denaro per un libro, ne dovrà fare una tiratura importante. Poi spiegare ai suoi rappresentanti che è importante per la casa editrice e che bisogna vegliare perché vi sia una buona visibilità in libreria. Si sa che il 30% degli acquisti si fa d’impulso. Generalmente, ciò che il cliente vede per primi, sono i prodotti mediocri. Bisogna al contrario mettere avanti la letteratura. (…) Non ha sempre funzionato, ma spesso si, e se c’è una cosa di cui sarò fiero alla fine della mia vita è di aver fatto mettere avanti Philip Roth, Martin Amis e qualche altro al posto di Danielle Steel, Tom Clancy e gli altri. (…)”

All’inizio della sua attività aveva un catalogo trenta autori, e, coi suoi principi, doveva essere difficile guadagnare molto denaro. Oggi lei ha il più bel catalogo d’autori, certi dicono il più snob.

“Sicuramente il più snob! (…) Eppure non sono del tutto pessimista, sono additirruta ottimista sulla capacità di resistenza dell’edizione di qualità. (…) Credo che il circuito di venita dei libri si vada sviluppando in modo molto favorevole ai libri di qualità. Le grandi catene di librerie, che sono nefaste, non mettendo avanti che libri mediocri, a vendita rapida, trascurando totalmente il catalogo, sono in rallentamento. Grazie soprattutto ad Amazon, che è una rivoluzione. Il mercato va dividendosi tra Amazon e le librerie indipendenti, di cui la rete, negli stati Uniti, è danneggiata ma si va ricostruendo. Sono certo che i disfattisti si sbagliano.”

Per finire, la domanda che irrita: perché non avete autori francesi nel vostro catalogo? (…)

(…) Gli autori che scelgo di difendere, io li leggo. Ora, se posso leggere in modo conveniente in italiano - ed ho degli autori italiani contemporanei nel mio catalogo - non posso veramente leggere in francese, benché io abbia a suo tempo parlato assai correttamente francese. Mi rattrista che gli autori francesi, attualmente, non si esportino meglio. (…) Ma se voglio rappresentare dei Francesi, bisogna che di nuovo, io li possa leggere nella loro lingua. Dunque che io prenda del tempo per ritrovare il mio francese.”

 
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