La schiavitù non c’è più?
November 20th, 2007(…) in lavorazione (…)
(…) in lavorazione (…)
da “Le Monde” del 26 giugno:
Il Consiglio d’Europa sottolinea i pericoli del creazionismo nell’educazione.
“Le discussioni che hanno accompagnato la redazione del rapporto del Cosiglio d’Europa sono state burrascose. “Abbiamo dovuto affrontare violente opposizioni da parte di un parlamentare Russo, spalleggiato da Ungheresi; assimilava l’evoluzionismo allo stalinismo, al nazismo e al terrorismo!” assicura Guy Lengagne, che ha presentato il rapporto e una risoluzione invitante i 47 paesi membri del Consiglio di Strasburgo ad “opporsi fermamente a tutti i tentativi di presentazione del creazionismo come disciplina scientifica“.
Apparso nella seconda metà del XIX secolo, la corrente creazionista rigetta la teoria darwiniana dell’evoluzione delle specie per selezione naturale e difende l’idea che il mondo è stato creato da Dio; sia in sei giorni secondo il racconto dell’ Antico Testamento, sia grazie all’intervento di un “disegno intelligente” per i neocreazionisti.
“L’obiettivo primario dei creazionisti contemporanei, essenzialmente d’obbedienza cristiana o musulmana, è l’insegnamento. Noi siamo in presenza di una ascesa potente dei modi di pensare che, per meglio imporre certi dogmi religiosi, attaccano al cuore stesso le conoscenze. In Francia, l’offensiva più recente risale a gennaio: un Atlante della creazione, venuto dalla Turchia, una delle culle principali del creazionismo islamico, tendente a dimostrare che la creazione è un fatto e l’evoluzione un’impostura, è stato distribuito nelle scuole, prima di essere ritirato.”
L’offensiva turca non è un fatto isolato. In molti paesi europei, i ministri dell’educazione hanno rimesso in dubbio l’insegnamento del darwinismo. Il rapporto cita la Polonia dove, nello scorso autunno, il vice ministro dell’educazione ha dichiarato che la teoria dell’evoluzione è una menzogna, un errore che è stato legalizzato come una verità corrente; nel 2004, in Italia, la ministra dell’istruzione ha proposto di abolire tale insegnamento nella scuola dell’obbligo. La sua collega Serba ha dovuto dimettersi dopo aver ordinato alle scuole di abbandonare tale insegnamento. Nel 2005, la ministra olandese ha proposto una larga discussione sull’insegnamento delle teorie dell’evoluzione. Negli USA, il 38% dei cittadini spingono per l’abbandono dell’insegnamento delle tesi avoluzioniste e il presidente Bush difende l’idea di un doppio apprendimento.
“Tutti questi fatti corrispondono ad un reflusso della scienza a profitto della religione; ora, voler privare i cittadini dell’accesso alla conoscenza scientifica è uno degli attentati più gravi ai diritti dell’uomo” assicura Lengagne.
Il rapporto, che riconosce che le istituzioni delle tre grandi religioni monoteiste si distaccano da queste posizioni radicali, non esclude un insegnamento delle tesi creazioniste “nel quadro di un apprendimento del fatto religioso“, ma insiste “Queste tesi non possono avere pretese di scientificità.”.
Sempre dal supplemento del 1° giugno:
Un titolo bellissimo:
L’impagliatore di sogni
L’Empailleur de reves
(Taling Soung Soung Nak)
de Nikom Rayawa
Traduit du Thai par Marcel Barang
Ed. de l’Aube, 144 p., 7,70 €
Il poliziesco invade ogni angolo del mondo:
Poliziesco a Shangai:
Qiu Xiaolong (abita negli USA e viene dalla Cina); quinta avventura dell’ispettore Chen Cao, che usa la conoscenza della poesia classica cinese come strumento d’indagine)
De soie et de sang
(Red Mandarin Dress)
Traduit de l’anglais par Franchita Gonzales Battle
Ed. Liana Levi 360 p., 19 €
Poliziesco a Tel-Aviv:
primo volume di una trilogia dell’israeliano Yaër Lapid
Double jeu
Traduit de l’hébreu par Valérie Zenatti
Fayard, 268 p., 19 €
Poliziesco a Betlemme:
Matt Rees (corrispondente inglese del Time Magazine da Gerusalemme)
Le collaborateur de Bethléem
(The Collaborator of Bethlehem)
Traduit de l’anglais par Odile Demange
Albin Michel, 336 p., 19 €
Pubblicato da noi nel 2005, questo romanzone del poeta Conte esce ora in Francia. Recensito su “Le Monde des Livres” del 1 giugno da René de Ceccatty con un lungo scritto, per metà dedicato ad un bel riassunto della storia e per metà ad una critica molto positiva e affettuosa.
Le troisième officier
(Il terzo ufficiale)
de Giuseppe Conte
Traduit de l’italien par Monique Baccelli
èd. Laurence Teper, 384 p., 20 €
(…)” Si sente alla lettura di questo generoso racconto d’avventura, che rinnova con la nobiltà di tono dei grandi romanzi di mare anglosassoni, che un poeta ne è l’autore. Ammiratore e traduttore di D.H. Lawrence, Giuseppe Conte descrive i rapporti umani (amicizia passionale tra uomini, a volte tinta di sensualità, desiderio imperioso per le donne, sete di giustizia sociale, repulsione per ogni forma di razzismo) su questo esempio. Egli ha d’altronde una straordinaria disinvoltura naturale nei racconti d’avventura, ma spogliandone la sua narrazione di ogni pesantezza, di ogni convenzione, di ogni stereotipo, anche nella descrizione dei sentimenti violenti.”
Su “Le Monde des livres” del 1 giugno, Florence Noiville racconta della Fiera del Libro di Salonicco. appena conclusa nella sua quarta edizione, con un buon successo. Presenti editori francesi, oltre ai greci, del magreb, Egitto, Turchia, Libano…
Grande qualità dei dibattiti, dice la Noiville. Quest’anno, si è discusso dei Club del Libro; da noi, a quello che so, con questo nome si indicano solo i club di vendita più o meno coatta di libri per corrispondenza. Invece si tratta, all’estero, di associazioni di lettori che scelgono periodicamente di leggere un libro e poi di riunirsi per discuterne, magari con l’autore o con critici e scrittori.
Nel dibattito, lo scrittore Apostolos Doxiadis dice che un anno e mezzo fa non esistevano, in Grecia; oggi sono almeno 250 e discutono di libri di tutti i tipi, dalla poesia alla matematica. Il romanziere Takis Théodoropulos, che anima uno di questi club sui filosofi antichi, dice: “All’inizio, ero diffidente. L’aspetto gregario mi intimoriva. Poi ho scoperto che si poteva far leggere Platone pressoché come un autore di oggi. Ci sono dei giovani attivi che partecipano. Ne ho più di 50. Abbiamo letto Fedone, Critone. Confesso che non riesco a staccarmene.”.
Nati nell’Inghilterra vittoriana, l’idea del “book club” è semplicissima: ogni mese, un gruppo di lettori (donne, all’80%) si riunisce per discutere di un’opera scelta in comune. L’ampiezza del fenomeno lascia stupiti: 50.000 clubs in Inghilterra; 500.000 negli USA, dove 5 milioni di lettori sono coinvolti; due trasmissioni-faro (in Inghilterra, il “Richard and Judy’s Book Club” e negli USA il “Oprah’s Book Club”) e infine, per buona misura, una sit-com umoristica divenuta un classico, “The Book Club”…
Nei Paesi Bassi, la cosa è ancora più strutturata. I 5000 club (50.000 lettori) sono federati in una sorta di società holding e “il peso è tale che può fare o disfare il successo di un autore“, spiega un giornalista presente a Salonicco. L’assemblea dei clubs dispone di una sua rivista, BookBook, che dispensa ogni mese i suoi consigli di lettura. Fiutando il nuovo mercato, l’editore olandese Querido si è lanciato nella riedizione di eccellenti opere di catalogo espressamente adattate per i club del libro, con tracce di riflessione e soggetti di discussione alla fine. Risultato: “se il libro è scelto, si ha un surplus di vendite nette di 50.000 copie“, dice l’editore. Da Atene a Madrid, il successo sembra estendersi all’intera Europa, dice la Noiville. Salvo che in Francia. (E in Italia…)
Comment parler des livres que l’on n’a pas lus?
de Pierre Bayard
Ed. de Minuit
164 p., 15 €
In sostanza: “come parlare dei libri che non si sono letti?”
Già, perché anche giocare è un lusso.
Ricevo da Liseuse e faccio la mia parte.
Le premesse: non è il libro fisicamente più vicino. A casa non ho (più) una stanza per me dove leggo, il libro del momento è in giro, su uno scaffale (possibilmente in ordine per smanie coniugali, insofferenti alle asimmetrie anche temporanee); comunque si tratterebbe di “Breve storia della musica sacra”, di Luigi Garbini, Il Saggiatore; oppure di “Mozart, la notte delle dissonanze”, di Sandro Cappelletto, EDT. Tutto ciò non per snobismo o grande copertura culturale: semplicemente è un pò che non trovo gialli da leggere e quindi attingo al mucchio dei libri che “prima o poi voglio leggere”.
In conclusione, scelgo un autore più vicino invece che un libro più vicino. Ma tra i libri di questo autore che ho in casa scelgo il più vicino. Non eseguo alla lettera l’istruzione “sfogliare fino alla pagina 123″, ma apro il libro più o meno a quell’altezza e da quel punto sfoglio per trovare quella giusta.
David Foster Wallace, La scopa del sistema. Fandango. (traduzione di Sergio Claudio Perroni)
Pagina 123 inizia con una frase che continua dalla pagina precedente; conto da lì come fosse la prima;
“Ed eccoci alla catastrofica notte che rappresenta il climax del racconto, simboleggiato da un incredibile nubifragio che si abbatte sul bosco, con il vento che ulula e boli di pioggia gelatinosa che martellano il tetto della baita, mentre i quattro sono seduti a tavola, e la donna sbadiglia davanti al piatto dove troneggia una montagna di Hostess Cupcakes alta sin quasi al soffitto, e l’uomo, teso all’inverosimile, è incredibilmente incazzato e ha la faccia paonazza per lo sforzo di trattenere la propria furia, e il figlio più grande, che a questo punto va per i sette anni, si lagna un pò perché non gli va di mangiare i piselli che la donna, troppo intorpidita per il sonno e dal cibo, non si è curata né di scongelare né di cuocere, e le proteste del figlio, come se non bastasse il resto, infuriano l’uomo al punto di fargli involontariamente scappare un ceffone tremendo, ma proprio del tutto involontariamente, e il bambino vola giù dalla sedia e cade a terra, e cadendo urta un tavolino sul quale sono conservate, come su un altare, religiosamente accatastate su un cuscino di velluto rosso, tutte le preziose fialette della rara e di difficile preparazione medicina antipianto, e tutte le fialette finiscono in frantumi, e la medicina evapora all’istante, e ovviamente il bambino scoppia a piangere per il ceffone tremendo e imediatamente viene colto da una crisi epilettica particolarmente violenta, e tutto questo tragico trambusto fa scoppiare a piangere anche la figlia, che anche lei viene subito colta da una delle sue crisi epilettiche in miniatura, sicché di colpo marito e moglie si ritrovano tutt’e due i figli in preda alle rispettive crisi epilettiche, finché la moglie riesce finalmente a calmare almeno in parte la bambina cullandola e coccolandola e facendosela saltare sulle ginocchia, ma l’altro figlio è messo male sul serio.”
“Gesù.”
“Sicché i due genitori sono terribilmente angosciati, e decidono che l’unica cosa da fare è che lui carichi sulla Jeep il figlio grande e cerchi di raggiungere quanto più in fretta è possibile il minuscolo ospedale sperduto nei boschi, mentre la donna telefonerà all’ospedale per chiedere di predisporre subito una scorta d’emergenza di medicina antipianto, e resterà lì a badare che la piccola, che al momento è più o meno sedata in braccio alla mamma ma che non sopporta di andare in macchina e pertanto se la mettessero sulla Jeep non farebbe che piangere per tutta la strada fino al minuscolo ospedale sperduto nei boschi, non si rimetta a piangere e a contorcersi, fino al ritorno del padre con la medicina e col se Dio vuole frattanto scampato figlio maggiore.”
Ecco, sono tre frasi.
I tre blogger a cui chiedere di continuare la catena, al momento non li ho (almeno non mi sento così in confidenza con tre di loro a cui chiedere questo…). D’altronde, nelle istruzioni non c’è un limite temporale; può essere che in futuro la mia diramazione di catena possa estendersi.
Buon anno!
Un articolo su “Le Monde” di oggi annuncia la pubblicazione del rapporto della commissione parlamentare d’inchiesta sulle sette, intitolato “L’infanzia rubata, i minori vittime delle sette”.
Questo è il terzo rapporto del genere: quello del 1995 era dedicato al fenomeno settario e quello del 1999 al denaro delle sette.
Il rapporto sottolinea che i bambini sono facile preda per le sette, e che l’impegno dei pubblici poteri contro le conseguenze delle derive settarie è “ineguale”.
La “commissione d’inchiesta relativa all’influenza dei movimenti a carattere settario e alle conseguenze delle loro pratiche sulla salute fisica e mentale dei minori” è stata istituita nel giugno 2006 ed ha finito ora il suo lavoro. Qualcuno forse vuole fare un paragone con l’Italia? scrivete il nome della prima commissione parlamentare d’inchiesta italiana che vi viene in mente: forse Mitrokin? non c’è paragone, non vi pare?
La commissione si è interessata ai bambini che vivono attualmente nelle sette ed a quelli che rischiano di essere investiti dal fenomeno. Il numero è allarmante: un esperto interrogato parla di 60.000 o 80.00 bambini educati in un contesto settario.
Hanno lavorato a partire da testimonianze di ex adepti, di funzionari addetti all’infanzia, di magistrati, di pedopsichiatri. In primo piano, i misfatti dell’indottrinamento e della reclusione psicologica, ed insiste in particolare sulle condizioni di scolarizzazione ed il profilo medico (psicologico, accesso o negazione delle trasfusioni sanguigne o delle vaccinazioni).
Le misure proposte insistono sul campo educativo (ridefinizione dei criteri di autorizzazione dell’istruzione a domicilio, controllo degli organismi di educazione a distanza), di sanità pubblica (controllo medico scolastico sistematico quale che sia la scolarizzazione dei minori, unificazione delle sanzioni per rifiuto della vaccinazione dei bambini, presa in carico per i fuoriusciti dalle sette, definizione di “buone pratiche” per gli psicoterapeuti), normative (prendere innanzitutto in considerazione l’interesse dei minori negli statuti delle associazioni di culto), di giustizia (diritti dei genitori, sanzione della reclusione).
La commissione non ha redatto liste di sette, ma ne ha definito le caratteristiche, tra le quali la destabilizzazione mentale, il carattere esorbitante delle esigenze finanziarie, il reclutamento dei bambini, senza dimenticare “l’abuso fraudolento dello stato di ignoranza o di debolezza”.
La Chiesa di Scientology ha protestato per essere considerata una setta, mentre i Testimoni di Geova, inseriti nel novero delle sette nel rapporto del 1995, proclamano il loro rispetto per le leggi della Repubblica e dichiarano che i loro figli frequantano la scuola pubblica.
Da pochi giorni è attiva una nuova emittente francese: France24. Trasmette via satellite ma anche via internet, si può leggere e vedere sul computer. Dicono che rappresenta un “punto di vista francese” sul mondo. Loro in questo investono: è finanziata, come altre iniziative del genere, con soldi pubblici.
Mi ha incuriosito un servizio di Elizabeth Tchoungui, su un ristorante alla moda: Dans le Noir, in Rue Quincampoix, al Marais.
Si cena completamente al buio. Gran parte del personale è non vedente. Si entra in fila indiana, mano sulla spalla di chi precede; ovviamente ci si siede vicino a chi capita.
Dice la giornalista:” l’avventura è ludica e gioiosa. All’arrivo al bar, il temerario deposita gli oggetti luminosi in un cassetto (orologi luminosi, telefonini dal video fluorescente…), poi viene offerto un menù-sorpresa; parentesi per le regole elementari di sopravvivenza in un ambiente oscuro: soprattutto mantenere al sicuro la bottiglia!. L’elemento liquido non va al bordo del tavolo, pena fragorosi disastri.
Per un momento la perdita della visione disorienta; poi diventa rilassante. Si può fare la linguaccia al vicino; mettersi le dita nel naso, avere otto anni e mezzo.
Una volta seduti, si esplora l’ambiente con le mani; la disposizione del piatto, delle posate, il bicchiere. Arriva il piatto, si mangia anche con le mani per sicurezza. Poi, il riconoscimento dei sapori, che lo chef si è divertito a mischiare; il taboulè acidulo, un bignè al formaggio, i commenti di chi cerca di indovinare di cosa si tratti…” Una bottiglia che cade dal tavolo, le risate e le chiacchiere a voce troppo alta. Alla fine, dopo sapori forti per supplire alla mancanza di vista, non si pensa che all’Alka selzer. Troppi gusti uccidono il gusto.”
France 24 è qui.
Lo scrittore italiano pubblica contemporaneamente due libri sulla Bibbia, un testo di commento ad un libro di foto, ed una magnifica meditazione a due voci sull’alpinismo.
Su “Le Monde des Livres” del 24 novembre, Patrick Kéchichian redige un inventario della presenza di De Luca nelle uscite editoriali recenti.
Erri De Luca
Sur la trace de Nives
(Sulla traccia di Nives)
Traduit de l’italien par Danièle Valin
Gallimard, 132 p., 13,90 €
“La lettura della Bibbia e la pratica dell’alpinismo hanno un punto in comune: le due attività non si limitano a se stesse, ma rilevano una dimensione interiore di cui il praticante non aveva, prima di cominciarle, una chiara coscienza. Le Scritture dispensano a colui che le medita delle lezioni di saggezza o di fede: di vita. La montagna insegna una ascesi del corpo e dello spirito: una economia di vita. Nei due casi, si tratta di considerare e di desiderare di raggiungere o avvicinare un bene posto al di sopra di sé
Erri De Luca ha deciso, da molto tempo, di consacrarsi a queste due scuole. Per la prima, non appartiene ad alcun lignaggio di esegeti, non si riconosce in alcuna religione, se non in quella che si fa da sè del Libro.”
Per la seconda, De Luca si richiama ad una scelta di risarcimento verso il padre: “ho scritto i libri che lui non ha scritto, ho scalato le montagne che lui avrebbe voluto scalare. Sono suo figlio perché ho ereditato i suoi desideri….”
Il libro è un “racconto di viaggio” con l’alpinista Nives Meroi, che De Luca accompagna in una spedizione himalayana. La montagna è “personificata”, parlante: “La montagna non è un mostro che uccide, io sento al contrario che soffre le ferite per ciascuna vita che si perde in essa. Le valanghe che non ha potuto trattenere, le cadute di pietre che sono precipitate in basso: c’è un dolore della montagna, e il suo scusarsi che viene in soccorso ad altri alpinisti. “.
Gli altri volumi: Comme una langue au palais (Gallimard, 120 p., 13,90 €) riunisce le analisi di diversi passaggi della Bibbia, specie sui mestieri nei due Testamenti, mentre Au nom de la mère, (Gallimard, 78 p., 7,90 €) è un racconto di Maria che parla in prima persona dell’infanzia di Gesù; c’è poi il commento al libro di fotografie di François-Marie Banier, Le chanteur muet des rues (Gallimard, 90 p., 22,50 €), in cui esprime la sua simpatia per gli umili, gli anonimi, gli infelici che incrociamo nelle vie delle città.
Amen.