Archive for the 'cosa pubblicano in Francia' Category

Consigli di scrittura

Saturday, November 14th, 2009

Su Le Monde di oggi (10 novembre), Béatrice Gurrey intervista lo scrittore Bernard Werber che, dopo aver descritto il suo stile (una vera disciplina, scrive tutti i giorni dalle 8,30 alle 12,30, rigorosamente dentro al bar dell’angolo; questo per i due romanzi l’anno che scrive e dei quali solo uno manda alle stampe, l’altro restando nel cassetto; e poi la sera dalle 18 alle 19, ora in cui scrive due racconti a settimana), racconta di cosa consiglia ai suoi lettori che vogliano scrivere: respirate a fondo per essere ispirati; prendete nota tutte le mattine dei vostri sogni; fate di ogni incontro un personaggio, di ogni esperienza la circostanza di un racconto. Una psicanalisi? Un libro. Un articolo sull’ipnosi? Un libro. A questo ritmo, la probabilità di dare vita ad un personaggio cattivo nel 2024 dovrebbe raggiungere l’80′%. Espirate, scrivete…

Sono italiano ma mi curo

Saturday, November 14th, 2009

” je suis belge mai je me soigne” è uno dei blog ospitati da Le Monde. E’ un titolo molto bello.

http://francoisquinqua.blog.lemonde.fr/

Vassilis Alexakis, il Monte Athos, i monaci, le religioni, e forse anche Bertinotti

Monday, February 16th, 2009

Mi pare fosse lo scorso anno: una notizia dava Fausto Bertinotti, Presidente della Camera, in viaggio sul Monte Athos. Una trentina di anni fa sono passato sopra la penisola Calcidica per andare da Salonicco ad Istanbul (Costantinopoli, nei cartelli stradali vicino alla frontiera da parte greca), in vacanza in moto. Risale ad allora tutto quello che so del Monte Athos: pochissimo. Ed ecco che in poco tempo il Monte si fa vivo per due strade:

15:08 - POLITICA- 19 APR 2007

BERTINOTTI SABATO E DOMENICA CON I MONACI SUL MONTE ATHOS

Due giorni di preghiera. Al seguito delegazione di soli uomini

Associated Press Italia
..”si recherà due giorni, sabato e domenica, sul Monte Athos, repubblica teocratica greco-ortodossa che sorge nella parte più orientale della penisola Calcidica. (…) il presidente della Camera partirà per trascorrere due giorni sulla Santa Montagna, da più di un millennio sede di una repubblica monastica, formata da 20 monasteri ortodossi indipendenti, retti da un abate eletto a vita dai monaci. Bertinotti ne visiterà tre: Vatopedi, la Grande Lavra e Simonos Petra. Con al seguito una delegazione ristretta e formata da soli uomini (i monaci proibiscono l’accesso delle donne nella loro repubblica), Bertinotti arriverà sabato intorno alle 13 a Karies, la capitale, dove risiedono gli organi direttivi. Qui sarà accolto da padre Ioustino e incontrerà l’esecutivo del Monte Athos, quindi il museo e la Chiesa di Protato. Poi si recherà al monastero di Vatopedi, uno dei più antichi (risale infatti al X secolo): qui il presidente della Camera icontrerà l’Abate Efraim e il suo vicario Arsenios. Alle 16.30 prenderà parte alla celebrazione dei vespri. Domenica, la giornata di preghiera di Bertinotti inizierà molto presto: alle 5.45 nella cappella del monastero comincerà il rito religioso che durerà fino alle 7.30. Dopo la colazione il presidente della Camera si recherà al monastero della Grande Lavra dove incontrerà di nuovo l’Abate e quindi al monastero Simonos Petra. Il rientro a Roma è previsto per domenica sera. ”

Invece questo viene dal “Manifesto” (Franco Carlini): “…Qualcosa di abbastanza diversa dal popolarissimo monte Athos, dove i turisti sono ben accolti, i liquori anche, Internet pure, ma la televisione no, e specialmente le donne sono tenute fuori, come ha giustamente fatto notare in diretta una giornalista del Tg1. Il Piccolo Fratello difficilmente avrebbe accolto un tipo come Fausto Bertinotti che arriva dall’Italia con un aereo privato, con l’addetto stampa e la televisione al seguito, se non altro perché l’esperienza personalissima della meditazione è fatta di contatto diretto con la parola di Dio e per sua natura rifugge dalla spettacolarizzazione. Si fa e non si dice, e poco vale la spiegazione dell’ufficio stampa che quei filmati serviranno a futura memoria della Camera dei Deputati. Persino il presidente Irene Pivetti, prima maniera, aveva un altro stile. Che la religione esibita o l’ispirazione mistica siano oggi parte della costruzione del proprio personal brand non deve stupire, purtroppo.

Poco tempo dopo, il 21 settembre 2007, una recensione su “Le Monde Des Livres” parlava di un romanzo sull’argomento:

Vassilis Alexakis
Ap.  J.-C.
Stock, pp. 391, 20,99  €

Ora che ho in mano il libro, dovrò anche leggerlo. Nel frattempo ho trovato una sua intervista pubblicata qui: (http://www.evene.fr/livres/actualite/interview-vassilis-alexakis-ap-jc-1074.php), della quale riporto alcuni brani tradotti grossolanamente:

< <" I monaci non pensano, pregano", dice Vassilis Alexakis.

(…)
D. Il suo romanzo tratta del monte Athos. Qual’è la sua specificità?

R.   E’ una penisola vicino Salonicco in Grecia del Nord che fruisce ancora di privilegi e di una autonomia che datano dall’epoca bizantina. E’ un territorio autogestito dai monaci salvo che per le questioni di sicurezza nelle quali c’è un intervento di un rappresentante dello Stato. Hanno soprattutto dei privilegi aberranti - non pagano imposte sulla benzina, né sull’elettricità e la proprietà. E’ un piccolo mondo ricchissimo. Molti immobili al centro di Atene, alberghi, stazioni di servizio sono di loro proprietà. Sono i più grandi proprietari della Grecia. Hanno inoltre un potere politico considerevole visto che nessun governo può rischiare di contrapporsi ai monaci visto il rispetto di cui godono presso la popolazione. In Grecia, la fede del popolo è alla base del loro potere politico.

D. Il libro è quindi critico e polemico?

R. Critico ma non polemico. Ho scarsa simpatia per la Chiesa ma ho giocato onestamente. Ho fatto questa inchiesta incontrando una sessantina di persone - non solo degli storici e archeologi - ma anche dei monaci. La polemica non può venire che dall’accumulo di informazioni negative. Ci sono molte informazioni ufficiose, in se stesse esplosive. Ma le reazioni possono essere violente. Oggi, i monaci del monte Athos continuano a tirare sugli archeologi che osano fare degli scavi in prossimità dei loro monasteri. Io ho dovuto cambiare numero telefonico, ad Atene, per non essere infastidito dopo la pubblicazione del libro. Conosco una deputata che ha chiesto l’abolizione dell’”abaton” (interdizione di visita per le donne) ed  ha dovuto essere protetta dalla polizia. Si può immaginare quindi una situazione inverosimile in cui una donna Primo Ministro  della Grecia non potrebbe visitare un dipartimento del suo paese.

D. Religione più politica che spirituale, dunque?

R.  Certo. Ci sono senza dubbio monaci - ne ho incontrati - un pò folli, che credono di vivere in un mondo irreale, come dei sopravvissuti del’Impero bizantino. Ma ci sono anche dei monaci coraggiosi che hanno dimenticato delle cose spiacevoli sull’argomento del monte Athos. Per esempio, questa scuola per bambini poveri, non destinati alla vita monastica, che non hanno il diritto di vedere donne.

D. Perché intitolare il romanzo ‘Dopo Cristo’ quando lei tenta di riabilitare la memoria della Grecia antica?

R. Ciò premette di situare direttamente il tema del romanzo che è questa rottura incredibile tra una Grecia classica - il paese della filosofi, della ragione, della democrazia perfettamente incarnata dai presocratici che studia il mio personaggio - e l’avvento brutale del cristianesimo che si impone ferocemente, con l’Impero bizantino, attraverso distruzioni e massacri. Questo modo di imporsi ricorda il comportamento dei fanatici attuali come nel caso dei budda in Afghanistan. Il fanatismo è l’essenza stessa del monoteismo. Dal momento in cui un dio è creatore del mondo, onnisciente, onnipotente, ecc., non può sopportare la concorrenza. Da cui la necessità di sopprimere gli altri. Questo fanatismo, lo ritroviamo un pò nella maniera di escludere del papa attuale.

D. C’è dunque più umanità nel politeismo degli antichi che nel monoteismo?

R. Il politeismo ha il vantaggio di non essere una religione portatrice di totalitarismo. Gli dei della Grecia o di Roma non pretendono di aver creato il mondo. Essi sono là, si rende loro omaggio nel quadro della città senza escludere nessuno. In Grecia, si onorava anche Isis, per esempio. Il politeismo è molto accogliente in rapporto alle altre religioni. E poi c’è questa differenza fondamentale: gli dei greci non propongono un paradiso. Nella Grecia antica e a Roma, la vita sotterranea è rappresentata da una città sinistra occupata da ombre che si annoiano. Secondo Castoriadis, gli Ateniesi hanno inventato la democrazia perché non avevano nulla da sperare dai loro dei. La sola cosa che potevano fare era di occuparsi degli affari della città.

D. Lei ne approfitta per contrapporre la filosofia alla teologia?

R. La teologia ha delle risposte per tutto. Dunque, impedisce la riflessione. La filosofia, è il contrario, è un interrogativo permanente.  I presocratici, sono tutti i filosofi greci al di fuori di Platone, Socrate e Aristotele. Essi si prendevano gioco della religione della loro epoca. Come diceva uno di essi:”se i buoi sapessero dipingere, rappresenterebbero degli dei somiglianti a dei buoi.”

D. Quali sono i rapporti tra gli abitanti del monte Athos e il potere?

R. La chiesa si intende sempre molto bene con le potenze politiche e finanziarie. Il monte Athos è molto significativo a questo proposito. I monaci si sono accordati con Hitler per preservare i loro vantaggi. Il giorno della disfatta nazista, i monaci sono divenuti amici dei comunisti che invasero la Grecia del Nord, aggiungendo un titolo alle loro abitudini: quello di compagni. In contropartita, hanno immediatamente trovato degli accordi con loro al fine di preservare i loro poteri. Oggi, ricevono Putin, il principe Carlo (che viene tutti gli anni) e comunicano con numerosi potenti del mondo.

D. I personaggi del suo romanzo e la storia stessa del monte Athos incitano il lettore a saltare insaziabilmente tra passato e presente…

R. E’ stato molto interessante sul piano romanzesco. Ciò permette un gioco. Il fatto che il monte Athos si richiama all’impero bizantino lo piazza fuori del tempo, in una certa immobilità. In apparenza, poiché la maggior parte dei monaci hanno dei cellulari, Internet, giocano alla Borsa di New York, ecc. Siamo nella menzogna e la falsa percezione del tempo, il che si ritrova ugualmente nei miei personaggi. E’ il caso di Nausicaa che è molto vecchia e che, malgrado tutto, è associata al ritratto nel quale non ha che 20 anni. Questo ritratto resta altrettanto presente della vecchia signora. Ed è questo gioco che determinerà il finale del libro. E’ anche il caso del protagonista-narratore che ha 24 anni all’inizio del libro ma che progressivamente  si affatica e dimentica delle cose. Apparirà più vecchio della sua età. Così, il tempo ci inganna non essendo che una apparenza e permette d’immaginare delle scene.

D. Cosa ne è della separazione tra Chiesa e Stato in Grecia?

R. Questa separazione avrebbe dovuto intervenire al momento dell’indipendenza della Grecia nel 1830. Non si è fatta e la Chiesa è sempre coinvolta con lo Stato. I preti sono dei funzionari e se i monaci non sono pagati, non ne hanno veramente bisogno. L’insieme crea una confusione e conferisce alla Chiesa il diritto di intervenire negli affari politici con, troppo spesso, un nazionalismo oltranzista ed una ingerenza costante nell’insegnamento. I libri di storia greca falsano la realtà. Si apprende nei licei che Bisanzio e il cristianesimo hanno preso l’eredità logica dell’Antichità, quando sono due mondi diametralmente opposti. Queste cose sono poco conosciute e le pubblicazioni sono scarse. Anche in Grecia, poche persone sanno che il monte Athos era costituito nell’Antichità di cinque città. Esse sono state eliminate dai monaci e le statue sono scomparse. Si può ritrovare, sparso, un capitello, una testa, ecc. Il mio personaggio scopre progressivamente tutti questi elementi che permettono di tessere la trama del romanzo. Perché ci vogliono due aghi: il mondo ortodosso da una parte, il mondo presocratico dall’altra. Il romanzo nasce dal dialogo e dal conflitto tra questi due mondi e qui appaiono i personaggi.

(…)

D. Cosa spera per la Grecia?

R. Che ritrovi la memoria riprendendo contatto coi filosofi di una volta. Hanno molto umorismo e sanno dare meravigliosi consigli. Sono di  ben migliore compagnia di tutti i santi della chiesa. Sono perlomeno più bizzarri. Per esempio, se si domanda ad un presocratico quand’è che ci si deve innamorare, risponde:” quando si vuole essere infelici”…. >>

Vassili Alexakis ha scritto questo romanzo in francese; vive in Francia dal 1968. L’unico suo romanzo tradotto in italiano è:”La lingua materna”, pubblicato nel 2001 da Crocetti, che mantiene una collana di autori greci contemporanei. Un suo titolo che mi affascina è “Je t’oublierai tous les jours” (Ti dimenticherò ogni giorno); sono capace di comperare un libro solo per il suo titolo, d’altronde.

La schiavitù non c’è più?

Tuesday, November 20th, 2007

(…) in lavorazione (…)

scampoli

Monday, June 25th, 2007

Sempre dal supplemento del 1° giugno:
Un titolo bellissimo:
L’impagliatore di sogni

L’Empailleur de reves
(Taling Soung Soung Nak)

de Nikom Rayawa
Traduit du Thai par Marcel Barang
Ed. de l’Aube, 144 p., 7,70 €

Il poliziesco invade ogni angolo del mondo:

Poliziesco a Shangai:
Qiu Xiaolong (abita negli USA e viene dalla Cina); quinta avventura dell’ispettore Chen Cao, che usa la conoscenza della poesia classica cinese come strumento d’indagine)

De soie et de sang
(Red Mandarin Dress)

Traduit de l’anglais par Franchita Gonzales Battle
Ed. Liana Levi 360 p., 19 €

Poliziesco a Tel-Aviv:
primo volume di una trilogia dell’israeliano Yaër Lapid

Double jeu
Traduit de l’hébreu par Valérie Zenatti
Fayard, 268 p., 19 €

Poliziesco a Betlemme:

Matt Rees (corrispondente inglese del Time Magazine da Gerusalemme)

Le collaborateur de Bethléem
(The Collaborator of Bethlehem)

Traduit de l’anglais par Odile Demange
Albin Michel, 336 p., 19 €

Qui si parla di un libro che non ho letto

Wednesday, March 7th, 2007

Comment parler des livres que l’on n’a pas lus?
de Pierre Bayard
Ed. de Minuit
164 p., 15 €

In sostanza: “come parlare dei libri che non si sono letti?”

Agente letterario!

Monday, November 6th, 2006

Ecco una figura di cui si parla sempre troppo poco.

Su “Le Monde des livres” del 6 ottobre, Josyane Savigneau intervista un, sembra, celebre agente: Andrew Wylie. Ecco un gran bel lavoro, ad averne il talento, per quelli che non sanno fare gli scrittori (parlo di me, ovviamente…).

Una traduzione integrale in inglese si può trovare qui.

59 anni, studi ad Harvard, agente letterario dal 1980. Di lui Philip Roth dice che gli ha cambiato la vita, imponendo agli editori compensi molto alti per gli scrittori.

“Il fondo delle cose, (…) è la guerra permanente tra i libri puramente commerciali ed il posto che si riserva loro, e la letteratura, i libri di fondo, ed il posto che si riserva a questi ultimi.

Ho creato la mia agenzia con uno scopo ben preciso: convincere gli editori che bisognava finirla col pensiero a breve termine, con la supervalutazione dei prodotti commerciali e la sottovalutazione della letteratura. E tentare di ricordare loro la propria responsabilità intellettuale. ”

Lei ha detto una volta di essersi posto nel 1979 una domanda:” come posso leggere ciò di cui ho voglia e guadagnare abbastanza soldi per vivere?” (…)

“(…) avevo in testa un’idea semplice: se si riesce a convincere gli editori a pagare caro un libro di qualità, allora essi faranno ciò che si deve per venderlo. (…) Sono certo che bisogna procedere così. Se un editore spende molto denaro per un libro, ne dovrà fare una tiratura importante. Poi spiegare ai suoi rappresentanti che è importante per la casa editrice e che bisogna vegliare perché vi sia una buona visibilità in libreria. Si sa che il 30% degli acquisti si fa d’impulso. Generalmente, ciò che il cliente vede per primi, sono i prodotti mediocri. Bisogna al contrario mettere avanti la letteratura. (…) Non ha sempre funzionato, ma spesso si, e se c’è una cosa di cui sarò fiero alla fine della mia vita è di aver fatto mettere avanti Philip Roth, Martin Amis e qualche altro al posto di Danielle Steel, Tom Clancy e gli altri. (…)”

All’inizio della sua attività aveva un catalogo trenta autori, e, coi suoi principi, doveva essere difficile guadagnare molto denaro. Oggi lei ha il più bel catalogo d’autori, certi dicono il più snob.

“Sicuramente il più snob! (…) Eppure non sono del tutto pessimista, sono additirruta ottimista sulla capacità di resistenza dell’edizione di qualità. (…) Credo che il circuito di venita dei libri si vada sviluppando in modo molto favorevole ai libri di qualità. Le grandi catene di librerie, che sono nefaste, non mettendo avanti che libri mediocri, a vendita rapida, trascurando totalmente il catalogo, sono in rallentamento. Grazie soprattutto ad Amazon, che è una rivoluzione. Il mercato va dividendosi tra Amazon e le librerie indipendenti, di cui la rete, negli stati Uniti, è danneggiata ma si va ricostruendo. Sono certo che i disfattisti si sbagliano.”

Per finire, la domanda che irrita: perché non avete autori francesi nel vostro catalogo? (…)

(…) Gli autori che scelgo di difendere, io li leggo. Ora, se posso leggere in modo conveniente in italiano - ed ho degli autori italiani contemporanei nel mio catalogo - non posso veramente leggere in francese, benché io abbia a suo tempo parlato assai correttamente francese. Mi rattrista che gli autori francesi, attualmente, non si esportino meglio. (…) Ma se voglio rappresentare dei Francesi, bisogna che di nuovo, io li possa leggere nella loro lingua. Dunque che io prenda del tempo per ritrovare il mio francese.”

Idillio nella casa dei folli

Wednesday, October 18th, 2006

Su “Le monde des Livres” del 6 ottobre, un articolo molto bello di Milan Kundera. Parla di un romanzo appena tradotto in francese:

Marek Bienczyk
Tworki

tradotto dal polacco da Nicolas Véron
Denoel, 272 p, 20 €

“Il secondo romanzo di Marek Bienczyk viene tradotto in francese. Milan Kundera, di cui Bienczyk è il traduttore in polacco, spiega perché bisogna assolutamente scoprire la sua opera.”

“Tutto accade verso la fine della seconda guerra mondiale. Eppure questo romanzo non assomiglia a nessun’altro. Questo frammento arcinoto della storia è visto sotto un angolo arci-inatteso: da un grande ospedale psichiatrico, Tworky. Per essere originale ad ogni costo? Al contrario: in quei tempi neri, nulla era più naturale che cercare un angolo per fuggire. L’orrore e il rifugio: due estremità sull’asse esistenziale della guerra”.

L’ospedale, dice Kundera, è gestito da tedeschi (non da mostri nazisti, non si cerchino cliché in questo romanzo); essi impiegano alcuni giovanissimi Polacchi come contabili, tra i quali anche tre o quattro ebrei con false carte d’identità. Cosa che colpisce immediatamente: questi giovani non assomigliano alla gioventù dei giorni nostri; sono più pudìchi, timidi, con una sete sincera di morale e di bontà; vivono i loro “amori virginali” con le gelosie e le delusioni, nella strana atmosfera di una bontà ostinata, che non si trasforma mai in odio; il personaggio principale ama comporre versi ed ha l’abitudine di leggerli ai suoi compagni, dei versi né pessimi né eccellenti, come ne può scrivere un ragazzo simpatico di 20 anni, non molto bello, con “un naso classificabile tra i grandi e delle orecchie tra le molto grandi”. Nessun raggio d’ironia rischiara questa immagine d’idillio? Si, ma è un’ironia d’una specie estremamente rara: una ironia tenera, amante, compassionevole, una ironia angelica.

E’ perché, si chiede Kundera, sono separate da mezzo secolo che la giovinezza di allora non assomiglia a quella di oggi? C’è una ragione ulteriore per questa dissomiglianza ed è là che Kundera vede la grande penetrazione del romaziere: l’idillio di cui parla è l’infanzia dell’orrore; dell’orrore nascosto ma costantemente in agguato; questo idillio nella casa dei folli, è un “fiore del male”.

Spesso, dice, la narrazione del romanzo si trasforma in canto, le parole e le espressioni ritornano come dei ritornelli, appaiono delle rime, il volo della parola non si affievolisce e vi porta e trasporta fino alla fine del libro.

Non siamo abituati ad una tale forza melodica nei romanzi e le frasi non sono solo ben costruite, questa melodia è troppo insistente, ha un significato, la sua presenza ininterrotta ci fa comprendere che la realtà vissuta dai “rifugiati” assomiglia ad un sogno “dove tutti danzano tra i vapori depositati dalla prosa della vita e dalla poesia venuta non si sa bene da dove”.

Non sappiamo da dove viene la poesia? Ma si, essa proviene “dalla prosa della vita”, dalle sue banalità più banali. Poiché più orribile è la Storia, più bello appare il mondo del rifugio; più ordinario è un avvenimento quotidiano, più esso assomiglia ad un salvagente al quale i “rifugiati” si aggrappano.

Quando qualcuno racconta la propria vita, la ricostituisce attraverso una deduzione logica, poiché la memoria in se stessa è incapace di registrare tutta una vita nella sua continuità logica; essa non ne conserva, inesorabilmente oppressa, che qualche raro momento. Ed è così che il romanzo di Bienczyk è narrato; non segue, centimetro per centimetro, il susseguirsi casuale di ciò che è successo, egli non evoca che l’incancellabile. Ma cos’è l’incancellabile? La memoria è capricciosa nelle sue scelte ed è attraverso regole impenetrabili che distingue l’importante dall’insignificante. (…)

Bienczyk, dice ancora Kundera, è nato dopo che gli avvenimenti del suo romanzo hanno avuto luogo. Nessuna traccia autobiografica, nessun regolamento di conti, nessuna intenzione polemica, nessun partito preso politico, nessuna ambizione di dipingere un quadro della Storia; soltanto la passione di scoprire “ciò che solo il romanzo può scoprire”; nel suo caso: la situazione dell’uomo errante su una strada tra “l’orrore e il rifugio”; e la strana, straziante bellezza di questa situazione tragica.

In conclusione, Kundera rende omaggio al traduttore , che ha raggiunto l’impossibile: salvare la melodia del romanzo.

Disclaimer

Wednesday, October 18th, 2006

Ai lettori: sto usando un software che si chiama Word Press, per il blog. Non lo conosco bene. Non riesco a far funzionare tutto. Ad esempio, nei link sulla destra, i nomi propri io li ho scritti con le dovute iniziali maiuscole, ma loro continuano ad apparire con le minuscole.

Ci sono altre piccole imperfezioni. Forse si risolveranno. Forse no.

Inventario è in ferie!

Monday, July 24th, 2006

Lunghe.