Già, perché anche giocare è un lusso.
Ricevo da Liseuse e faccio la mia parte.
Le premesse: non è il libro fisicamente più vicino. A casa non ho (più) una stanza per me dove leggo, il libro del momento è in giro, su uno scaffale (possibilmente in ordine per smanie coniugali, insofferenti alle asimmetrie anche temporanee); comunque si tratterebbe di “Breve storia della musica sacra”, di Luigi Garbini, Il Saggiatore; oppure di “Mozart, la notte delle dissonanze”, di Sandro Cappelletto, EDT. Tutto ciò non per snobismo o grande copertura culturale: semplicemente è un pò che non trovo gialli da leggere e quindi attingo al mucchio dei libri che “prima o poi voglio leggere”.
In conclusione, scelgo un autore più vicino invece che un libro più vicino. Ma tra i libri di questo autore che ho in casa scelgo il più vicino. Non eseguo alla lettera l’istruzione “sfogliare fino alla pagina 123″, ma apro il libro più o meno a quell’altezza e da quel punto sfoglio per trovare quella giusta.
David Foster Wallace, La scopa del sistema. Fandango. (traduzione di Sergio Claudio Perroni)
Pagina 123 inizia con una frase che continua dalla pagina precedente; conto da lì come fosse la prima;
“Ed eccoci alla catastrofica notte che rappresenta il climax del racconto, simboleggiato da un incredibile nubifragio che si abbatte sul bosco, con il vento che ulula e boli di pioggia gelatinosa che martellano il tetto della baita, mentre i quattro sono seduti a tavola, e la donna sbadiglia davanti al piatto dove troneggia una montagna di Hostess Cupcakes alta sin quasi al soffitto, e l’uomo, teso all’inverosimile, è incredibilmente incazzato e ha la faccia paonazza per lo sforzo di trattenere la propria furia, e il figlio più grande, che a questo punto va per i sette anni, si lagna un pò perché non gli va di mangiare i piselli che la donna, troppo intorpidita per il sonno e dal cibo, non si è curata né di scongelare né di cuocere, e le proteste del figlio, come se non bastasse il resto, infuriano l’uomo al punto di fargli involontariamente scappare un ceffone tremendo, ma proprio del tutto involontariamente, e il bambino vola giù dalla sedia e cade a terra, e cadendo urta un tavolino sul quale sono conservate, come su un altare, religiosamente accatastate su un cuscino di velluto rosso, tutte le preziose fialette della rara e di difficile preparazione medicina antipianto, e tutte le fialette finiscono in frantumi, e la medicina evapora all’istante, e ovviamente il bambino scoppia a piangere per il ceffone tremendo e imediatamente viene colto da una crisi epilettica particolarmente violenta, e tutto questo tragico trambusto fa scoppiare a piangere anche la figlia, che anche lei viene subito colta da una delle sue crisi epilettiche in miniatura, sicché di colpo marito e moglie si ritrovano tutt’e due i figli in preda alle rispettive crisi epilettiche, finché la moglie riesce finalmente a calmare almeno in parte la bambina cullandola e coccolandola e facendosela saltare sulle ginocchia, ma l’altro figlio è messo male sul serio.”
“Gesù.”
“Sicché i due genitori sono terribilmente angosciati, e decidono che l’unica cosa da fare è che lui carichi sulla Jeep il figlio grande e cerchi di raggiungere quanto più in fretta è possibile il minuscolo ospedale sperduto nei boschi, mentre la donna telefonerà all’ospedale per chiedere di predisporre subito una scorta d’emergenza di medicina antipianto, e resterà lì a badare che la piccola, che al momento è più o meno sedata in braccio alla mamma ma che non sopporta di andare in macchina e pertanto se la mettessero sulla Jeep non farebbe che piangere per tutta la strada fino al minuscolo ospedale sperduto nei boschi, non si rimetta a piangere e a contorcersi, fino al ritorno del padre con la medicina e col se Dio vuole frattanto scampato figlio maggiore.”
Ecco, sono tre frasi.
I tre blogger a cui chiedere di continuare la catena, al momento non li ho (almeno non mi sento così in confidenza con tre di loro a cui chiedere questo…). D’altronde, nelle istruzioni non c’è un limite temporale; può essere che in futuro la mia diramazione di catena possa estendersi.
Buon anno!