Ecco una figura di cui si parla sempre troppo poco.
Su “Le Monde des livres” del 6 ottobre, Josyane Savigneau intervista un, sembra, celebre agente: Andrew Wylie. Ecco un gran bel lavoro, ad averne il talento, per quelli che non sanno fare gli scrittori (parlo di me, ovviamente…).
Una traduzione integrale in inglese si può trovare qui.
59 anni, studi ad Harvard, agente letterario dal 1980. Di lui Philip Roth dice che gli ha cambiato la vita, imponendo agli editori compensi molto alti per gli scrittori.
“Il fondo delle cose, (…) è la guerra permanente tra i libri puramente commerciali ed il posto che si riserva loro, e la letteratura, i libri di fondo, ed il posto che si riserva a questi ultimi.
Ho creato la mia agenzia con uno scopo ben preciso: convincere gli editori che bisognava finirla col pensiero a breve termine, con la supervalutazione dei prodotti commerciali e la sottovalutazione della letteratura. E tentare di ricordare loro la propria responsabilità intellettuale. ”
Lei ha detto una volta di essersi posto nel 1979 una domanda:” come posso leggere ciò di cui ho voglia e guadagnare abbastanza soldi per vivere?” (…)
“(…) avevo in testa un’idea semplice: se si riesce a convincere gli editori a pagare caro un libro di qualità, allora essi faranno ciò che si deve per venderlo. (…) Sono certo che bisogna procedere così. Se un editore spende molto denaro per un libro, ne dovrà fare una tiratura importante. Poi spiegare ai suoi rappresentanti che è importante per la casa editrice e che bisogna vegliare perché vi sia una buona visibilità in libreria. Si sa che il 30% degli acquisti si fa d’impulso. Generalmente, ciò che il cliente vede per primi, sono i prodotti mediocri. Bisogna al contrario mettere avanti la letteratura. (…) Non ha sempre funzionato, ma spesso si, e se c’è una cosa di cui sarò fiero alla fine della mia vita è di aver fatto mettere avanti Philip Roth, Martin Amis e qualche altro al posto di Danielle Steel, Tom Clancy e gli altri. (…)”
All’inizio della sua attività aveva un catalogo trenta autori, e, coi suoi principi, doveva essere difficile guadagnare molto denaro. Oggi lei ha il più bel catalogo d’autori, certi dicono il più snob.
“Sicuramente il più snob! (…) Eppure non sono del tutto pessimista, sono additirruta ottimista sulla capacità di resistenza dell’edizione di qualità. (…) Credo che il circuito di venita dei libri si vada sviluppando in modo molto favorevole ai libri di qualità. Le grandi catene di librerie, che sono nefaste, non mettendo avanti che libri mediocri, a vendita rapida, trascurando totalmente il catalogo, sono in rallentamento. Grazie soprattutto ad Amazon, che è una rivoluzione. Il mercato va dividendosi tra Amazon e le librerie indipendenti, di cui la rete, negli stati Uniti, è danneggiata ma si va ricostruendo. Sono certo che i disfattisti si sbagliano.”
Per finire, la domanda che irrita: perché non avete autori francesi nel vostro catalogo? (…)
(…) Gli autori che scelgo di difendere, io li leggo. Ora, se posso leggere in modo conveniente in italiano - ed ho degli autori italiani contemporanei nel mio catalogo - non posso veramente leggere in francese, benché io abbia a suo tempo parlato assai correttamente francese. Mi rattrista che gli autori francesi, attualmente, non si esportino meglio. (…) Ma se voglio rappresentare dei Francesi, bisogna che di nuovo, io li possa leggere nella loro lingua. Dunque che io prenda del tempo per ritrovare il mio francese.”