Vassilis Alexakis, il Monte Athos, i monaci, le religioni, e forse anche Bertinotti

Mi pare fosse lo scorso anno: una notizia dava Fausto Bertinotti, Presidente della Camera, in viaggio sul Monte Athos. Una trentina di anni fa sono passato sopra la penisola Calcidica per andare da Salonicco ad Istanbul (Costantinopoli, nei cartelli stradali vicino alla frontiera da parte greca), in vacanza in moto. Risale ad allora tutto quello che so del Monte Athos: pochissimo. Ed ecco che in poco tempo il Monte si fa vivo per due strade:

15:08 - POLITICA- 19 APR 2007

BERTINOTTI SABATO E DOMENICA CON I MONACI SUL MONTE ATHOS

Due giorni di preghiera. Al seguito delegazione di soli uomini

Associated Press Italia
..”si recherà due giorni, sabato e domenica, sul Monte Athos, repubblica teocratica greco-ortodossa che sorge nella parte più orientale della penisola Calcidica. (…) il presidente della Camera partirà per trascorrere due giorni sulla Santa Montagna, da più di un millennio sede di una repubblica monastica, formata da 20 monasteri ortodossi indipendenti, retti da un abate eletto a vita dai monaci. Bertinotti ne visiterà tre: Vatopedi, la Grande Lavra e Simonos Petra. Con al seguito una delegazione ristretta e formata da soli uomini (i monaci proibiscono l’accesso delle donne nella loro repubblica), Bertinotti arriverà sabato intorno alle 13 a Karies, la capitale, dove risiedono gli organi direttivi. Qui sarà accolto da padre Ioustino e incontrerà l’esecutivo del Monte Athos, quindi il museo e la Chiesa di Protato. Poi si recherà al monastero di Vatopedi, uno dei più antichi (risale infatti al X secolo): qui il presidente della Camera icontrerà l’Abate Efraim e il suo vicario Arsenios. Alle 16.30 prenderà parte alla celebrazione dei vespri. Domenica, la giornata di preghiera di Bertinotti inizierà molto presto: alle 5.45 nella cappella del monastero comincerà il rito religioso che durerà fino alle 7.30. Dopo la colazione il presidente della Camera si recherà al monastero della Grande Lavra dove incontrerà di nuovo l’Abate e quindi al monastero Simonos Petra. Il rientro a Roma è previsto per domenica sera. ”

Invece questo viene dal “Manifesto” (Franco Carlini): “…Qualcosa di abbastanza diversa dal popolarissimo monte Athos, dove i turisti sono ben accolti, i liquori anche, Internet pure, ma la televisione no, e specialmente le donne sono tenute fuori, come ha giustamente fatto notare in diretta una giornalista del Tg1. Il Piccolo Fratello difficilmente avrebbe accolto un tipo come Fausto Bertinotti che arriva dall’Italia con un aereo privato, con l’addetto stampa e la televisione al seguito, se non altro perché l’esperienza personalissima della meditazione è fatta di contatto diretto con la parola di Dio e per sua natura rifugge dalla spettacolarizzazione. Si fa e non si dice, e poco vale la spiegazione dell’ufficio stampa che quei filmati serviranno a futura memoria della Camera dei Deputati. Persino il presidente Irene Pivetti, prima maniera, aveva un altro stile. Che la religione esibita o l’ispirazione mistica siano oggi parte della costruzione del proprio personal brand non deve stupire, purtroppo.

Poco tempo dopo, il 21 settembre 2007, una recensione su “Le Monde Des Livres” parlava di un romanzo sull’argomento:

Vassilis Alexakis
Ap.  J.-C.
Stock, pp. 391, 20,99  €

Ora che ho in mano il libro, dovrò anche leggerlo. Nel frattempo ho trovato una sua intervista pubblicata qui: (http://www.evene.fr/livres/actualite/interview-vassilis-alexakis-ap-jc-1074.php), della quale riporto alcuni brani tradotti grossolanamente:

< <" I monaci non pensano, pregano", dice Vassilis Alexakis.

(…)
D. Il suo romanzo tratta del monte Athos. Qual’è la sua specificità?

R.   E’ una penisola vicino Salonicco in Grecia del Nord che fruisce ancora di privilegi e di una autonomia che datano dall’epoca bizantina. E’ un territorio autogestito dai monaci salvo che per le questioni di sicurezza nelle quali c’è un intervento di un rappresentante dello Stato. Hanno soprattutto dei privilegi aberranti - non pagano imposte sulla benzina, né sull’elettricità e la proprietà. E’ un piccolo mondo ricchissimo. Molti immobili al centro di Atene, alberghi, stazioni di servizio sono di loro proprietà. Sono i più grandi proprietari della Grecia. Hanno inoltre un potere politico considerevole visto che nessun governo può rischiare di contrapporsi ai monaci visto il rispetto di cui godono presso la popolazione. In Grecia, la fede del popolo è alla base del loro potere politico.

D. Il libro è quindi critico e polemico?

R. Critico ma non polemico. Ho scarsa simpatia per la Chiesa ma ho giocato onestamente. Ho fatto questa inchiesta incontrando una sessantina di persone - non solo degli storici e archeologi - ma anche dei monaci. La polemica non può venire che dall’accumulo di informazioni negative. Ci sono molte informazioni ufficiose, in se stesse esplosive. Ma le reazioni possono essere violente. Oggi, i monaci del monte Athos continuano a tirare sugli archeologi che osano fare degli scavi in prossimità dei loro monasteri. Io ho dovuto cambiare numero telefonico, ad Atene, per non essere infastidito dopo la pubblicazione del libro. Conosco una deputata che ha chiesto l’abolizione dell’”abaton” (interdizione di visita per le donne) ed  ha dovuto essere protetta dalla polizia. Si può immaginare quindi una situazione inverosimile in cui una donna Primo Ministro  della Grecia non potrebbe visitare un dipartimento del suo paese.

D. Religione più politica che spirituale, dunque?

R.  Certo. Ci sono senza dubbio monaci - ne ho incontrati - un pò folli, che credono di vivere in un mondo irreale, come dei sopravvissuti del’Impero bizantino. Ma ci sono anche dei monaci coraggiosi che hanno dimenticato delle cose spiacevoli sull’argomento del monte Athos. Per esempio, questa scuola per bambini poveri, non destinati alla vita monastica, che non hanno il diritto di vedere donne.

D. Perché intitolare il romanzo ‘Dopo Cristo’ quando lei tenta di riabilitare la memoria della Grecia antica?

R. Ciò premette di situare direttamente il tema del romanzo che è questa rottura incredibile tra una Grecia classica - il paese della filosofi, della ragione, della democrazia perfettamente incarnata dai presocratici che studia il mio personaggio - e l’avvento brutale del cristianesimo che si impone ferocemente, con l’Impero bizantino, attraverso distruzioni e massacri. Questo modo di imporsi ricorda il comportamento dei fanatici attuali come nel caso dei budda in Afghanistan. Il fanatismo è l’essenza stessa del monoteismo. Dal momento in cui un dio è creatore del mondo, onnisciente, onnipotente, ecc., non può sopportare la concorrenza. Da cui la necessità di sopprimere gli altri. Questo fanatismo, lo ritroviamo un pò nella maniera di escludere del papa attuale.

D. C’è dunque più umanità nel politeismo degli antichi che nel monoteismo?

R. Il politeismo ha il vantaggio di non essere una religione portatrice di totalitarismo. Gli dei della Grecia o di Roma non pretendono di aver creato il mondo. Essi sono là, si rende loro omaggio nel quadro della città senza escludere nessuno. In Grecia, si onorava anche Isis, per esempio. Il politeismo è molto accogliente in rapporto alle altre religioni. E poi c’è questa differenza fondamentale: gli dei greci non propongono un paradiso. Nella Grecia antica e a Roma, la vita sotterranea è rappresentata da una città sinistra occupata da ombre che si annoiano. Secondo Castoriadis, gli Ateniesi hanno inventato la democrazia perché non avevano nulla da sperare dai loro dei. La sola cosa che potevano fare era di occuparsi degli affari della città.

D. Lei ne approfitta per contrapporre la filosofia alla teologia?

R. La teologia ha delle risposte per tutto. Dunque, impedisce la riflessione. La filosofia, è il contrario, è un interrogativo permanente.  I presocratici, sono tutti i filosofi greci al di fuori di Platone, Socrate e Aristotele. Essi si prendevano gioco della religione della loro epoca. Come diceva uno di essi:”se i buoi sapessero dipingere, rappresenterebbero degli dei somiglianti a dei buoi.”

D. Quali sono i rapporti tra gli abitanti del monte Athos e il potere?

R. La chiesa si intende sempre molto bene con le potenze politiche e finanziarie. Il monte Athos è molto significativo a questo proposito. I monaci si sono accordati con Hitler per preservare i loro vantaggi. Il giorno della disfatta nazista, i monaci sono divenuti amici dei comunisti che invasero la Grecia del Nord, aggiungendo un titolo alle loro abitudini: quello di compagni. In contropartita, hanno immediatamente trovato degli accordi con loro al fine di preservare i loro poteri. Oggi, ricevono Putin, il principe Carlo (che viene tutti gli anni) e comunicano con numerosi potenti del mondo.

D. I personaggi del suo romanzo e la storia stessa del monte Athos incitano il lettore a saltare insaziabilmente tra passato e presente…

R. E’ stato molto interessante sul piano romanzesco. Ciò permette un gioco. Il fatto che il monte Athos si richiama all’impero bizantino lo piazza fuori del tempo, in una certa immobilità. In apparenza, poiché la maggior parte dei monaci hanno dei cellulari, Internet, giocano alla Borsa di New York, ecc. Siamo nella menzogna e la falsa percezione del tempo, il che si ritrova ugualmente nei miei personaggi. E’ il caso di Nausicaa che è molto vecchia e che, malgrado tutto, è associata al ritratto nel quale non ha che 20 anni. Questo ritratto resta altrettanto presente della vecchia signora. Ed è questo gioco che determinerà il finale del libro. E’ anche il caso del protagonista-narratore che ha 24 anni all’inizio del libro ma che progressivamente  si affatica e dimentica delle cose. Apparirà più vecchio della sua età. Così, il tempo ci inganna non essendo che una apparenza e permette d’immaginare delle scene.

D. Cosa ne è della separazione tra Chiesa e Stato in Grecia?

R. Questa separazione avrebbe dovuto intervenire al momento dell’indipendenza della Grecia nel 1830. Non si è fatta e la Chiesa è sempre coinvolta con lo Stato. I preti sono dei funzionari e se i monaci non sono pagati, non ne hanno veramente bisogno. L’insieme crea una confusione e conferisce alla Chiesa il diritto di intervenire negli affari politici con, troppo spesso, un nazionalismo oltranzista ed una ingerenza costante nell’insegnamento. I libri di storia greca falsano la realtà. Si apprende nei licei che Bisanzio e il cristianesimo hanno preso l’eredità logica dell’Antichità, quando sono due mondi diametralmente opposti. Queste cose sono poco conosciute e le pubblicazioni sono scarse. Anche in Grecia, poche persone sanno che il monte Athos era costituito nell’Antichità di cinque città. Esse sono state eliminate dai monaci e le statue sono scomparse. Si può ritrovare, sparso, un capitello, una testa, ecc. Il mio personaggio scopre progressivamente tutti questi elementi che permettono di tessere la trama del romanzo. Perché ci vogliono due aghi: il mondo ortodosso da una parte, il mondo presocratico dall’altra. Il romanzo nasce dal dialogo e dal conflitto tra questi due mondi e qui appaiono i personaggi.

(…)

D. Cosa spera per la Grecia?

R. Che ritrovi la memoria riprendendo contatto coi filosofi di una volta. Hanno molto umorismo e sanno dare meravigliosi consigli. Sono di  ben migliore compagnia di tutti i santi della chiesa. Sono perlomeno più bizzarri. Per esempio, se si domanda ad un presocratico quand’è che ci si deve innamorare, risponde:” quando si vuole essere infelici”…. >>

Vassili Alexakis ha scritto questo romanzo in francese; vive in Francia dal 1968. L’unico suo romanzo tradotto in italiano è:”La lingua materna”, pubblicato nel 2001 da Crocetti, che mantiene una collana di autori greci contemporanei. Un suo titolo che mi affascina è “Je t’oublierai tous les jours” (Ti dimenticherò ogni giorno); sono capace di comperare un libro solo per il suo titolo, d’altronde.

Comments are closed.