Un giudizio sul Salone del Libro di Parigi che va bene anche per le nostre Fiere del libro
Su Le Monde di oggi, Josyane Savigneau intervista Jean-Claude Simoen, che dirige presso l’editore Plon la collana “Dictionnaire amoureux”.
Parlando del Salone del Libri, di cui si è tenuta questa settimana la 30a edizione, diche che non gli piace perché si e voluto trasformare gli editori in venditori di libri al dettaglio. Che non è il loro mestiere, questo è il ruolo dei librai.
E si sono trasformati gli autori in uomini-sandwichs. Gli si fanno firmare i loro libri o dei pezzi di carta. Ma chi firma? con qualche rara eccezione, non sono gli scrittori, piuttosto delle vedettes dello show-business. Siamo ben lontani dalla letteratura.
Inoltre, trova il costo del biglietto d’ingresso eccessivo. Dovrebbe essere puramente simbolico per un pubblico che si sposta, principalmente, per comprare qualche libro.
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Un salone tematico sarebbe sicuramente più pertinente…
La sua frase di chiusura dell’intervista: “Que d’autres se targuent des phrases qu’ils ont écrites, moi je suis fier de celles que j’ai lues”, diceva Borges.