Film di gangster a Kinshasa, la capitale congolese. (devo precisare che non l’ho ancora visto; acquistato su Amazon, sta arrivando…). Aggiornamento del 4 maggio 2012: visto; è un pò sempliciotto, comunque interessante.
Uscito due anni fa, ora nelle sale in Francia. Non sembra prevista una uscita in Italia.
Ne parla lungamente Le Monde del 18 aprile, dove c’è anche un’intervista di Aureliano Tonet al regista, Djo Tunda wa Munga.
Si possono trovare informazioni sul film sia su IMDB (http://www.imdb.com/title/tt1723120/)
che su http://www.vivarivamovie.com/ o anche http://www.musicboxfilms.com/viva-riva/#playdates dove sono anche riportati i premi:
Awards
2011 MTV Movie Awards – Best African Film
WINNER OF 6 AFRICAN MOVIE ACADEMY AWARDS 2011
- Best Film
- Best Director – Djo Tunda Wa Munga
- Best Supporting Actor – Hoji Fortuna
- Best Supporting Actress – Marlene Longange
- Best Cinematography
- Best Production Design
- Official Selection – 2010 Toronto International Film Festival
- Official Selection – 2011 Berlin International Film Festival
- Official Selection – 2011 South By Southwest Film Festival
- Winner – Best Feature Film – 2011 Pan African Film Festival
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Secondo la recensione, Kinshasa è la protagonista principale di questo film nero e brutale; con la onnipresente penuria di benzina che esaspera tutti, dagli autisti di taxi ai proprietari di macchine tedesche. Le code ai distributori, il traffico immobile, il mercato nero dove i compratori assaggiano la benzina per controllare che non sia annacquata.
Il regista mostra la città convulsa non per trarne conclusioni politiche o sociali ma per farne un campo di battaglia. E’ qui che sbarca Riva, di ritorno dall’Angola, portando in barca dei fusti di benzina rubati al suo datore di lavoro (Cesar, gangster angolano), che al mercato nero rendono 7 dollari al litro e dovrebbero renderlo ricco. Ma la benzina è per sua natura infiammabile, e la sua sola presenza mette in movimento forze votate al confronto violento.
Riva, ragazzo scaltro ma non molto intelligente, dongiovanni farfallone, bugiardo credulone, ha la cattiva idea di innamorarsi di Nora, donna del cattivo del quartiere “notturno” Matonge e deve inoltre affrontare una donna colonnello dell’armata congolese, un prete avido e il suo ex padrone, venuto dall’Angola in compagnia di qualche assassino.
Non un ritratto realista della società congolese, ma un film nero, di violenza coreografata, grottesco.
Il regista mostra uno straordinario equilibrio, che si apprezza fin dal confronto iniziale tra Cesar, il malvivente angolano, e la “colonnella”: l’affrontarsi dell’esteta del crimine (Cesar è un elegantone) e la donna plasmata dalle guerre del Congo è stranamente affascinante. La messa in scena non è sempre imprevedibile, ma Munga utilizza un ritmo sfrenato che piega anche i reticenti: fa circolare i suoi personaggi tra le coperture e i cartoni che separano le camere di un bordello di fortuna; organizza il confronto tra l’angolano che disprezza i Kinois (abitanti di Kinshasa) come avrebbe fatto un colono del secolo scorso e un commissario congolese; fa intervenire un ragazzino di strada pieno di risorse…
Questo scenario di violenza non è sprovvisto di sensibilità. Verso il finale, due sequenze strazianti mostrano la distruzione delle famiglie per l’attrattiva del lucro. Anche se le guerre d’Angola e del Congo non sono nominate, la loro eredità è presente, e modella nel profondo i comportamenti dei personaggi. La drammaturgia obbedisce alle regole del film di gangster (strizzando l’occhio più ad Hongkong che a Los Angeles), ma il regista non dimentica mai dove filma, cosa filma. Si capisce bene che Viva Riva è principalmente filmato per la gente di cui parla e la sua immediatezza è facile da condividere.
L’intervista: Djo Tunda wa Munga è nato a Kinshasa nel 1972, lascia il Congo a 9 anni per il Belgio, dove studia arti plastiche e cinema. Al margine di una carriera giornalistica, torna in Congo nel 2001 con l’intenzione di realizzarvi il suo primo lungometraggio, Viva Riva! che impiegherà circa dieci anni a scrivere, finanziare e realizzare. Dietro la circolazione dei corpi, degli idiomi e delle ricchezze che ritmano questo giallo bruciante traspare l’influenza di Sergio Leone, Bria De Palma e Abel Ferrara.
Il suo prossimo film, in corso di scrittura, ambientato tra Cina e Congo, dovrebbe mettere in luce il suo debito verso gli Hongkonghesi John Woo e Johnnie To, altri maestri riconosciuti.
La genesi: al suo ritorno in Congo, in un paese devastato dalla guerra, in piena crisi dei carburanti, incontra dei trafficanti di benzina alla frontiera angolana. Appena venduto ilcarburante, spendono tutto in festeggiamenti, poi ripartono verso l’Angola per rifornirsi. Trova questo “carpe diem” insieme bello e tragico, con sullo sfondo il petrolio che irriga la città come il sangue il nostro corpo.
A partire dalle elezioni in Congo nel 2006, che hanno dato una qualche stabilità al paese, ha trovato la somma di 1,8 milioni di euro di dotazione dai produttori. Le riprese sono durate 37 giorni, senza grandi incidenti. Una lunga preparazione aveva consentito di scegliere e formare la ventina di attori, ai quali era stata spiegata l’importanza di Marlon Brando – che rappresenta l’immersione nelle strade del cinema popolare – o di Abbas Kiarostami, per la limpidezza di un film come Ten (Dieci).
Sceglie il genere del film nero; poteva sottolineare a qual punto le cose vadano male, ma il film “nero” gli ha dato la libertà di essere onesto. La distanza fornita dall’utilizzo di questo genere gli ha permesso di di far entrare il reale in tutta la sua brutalità, ma senza pesantezza. “Per noi, andare a vedere un film africano è diventato un fardello”. Bisogna riconquistare il nostro pubblico, ridargli la voglia.
La situazione del cinema nel Congo: inesistente. Non ci sono sale, scuole, produttori. Fare un film lì somiglia ad una rissa. Il cineasta è un aggressore, che avanza a strattoni. Dopo La vita è bella, nel 1987, di Ngnagura Dieudonné Mweze e Benoit Lamy (http://www.imdb.com/title/tt0094265/), Viva Riva! è il primo lungometraggio di fiction congolese, ed è il primo girato in lingala, la lingua di strada. Al di là di qualche proiezione arrangiata, il film uscirà essenzialmente in DVD. Di fatto, ha ricevuto un’accoglienza più calorosa nei festival d’Africa anglofona che di quelli francofoni, specialmente in Nigeria, il paese più dinamico cinematograficamente del continente.
Il film mostra la frattura tra le generazioni: gli anziani erano istruiti ma corrotti. I giovani non hanno soldi né educazione, ma se la cavano giorno per giorno, con entusiasmo. Il panafricanismo è finito. I difensori del capitalismo dovrebbero venire in Congo, una società abbandonata dallo Stato, dove tutto si compra e si negozia, dove ciascuno è un mercenario, fino a divorare il suo prossimo.