Era già deciso da tempo che avrei letto i suoi romanzi.
Dopo aver trovato un suo scritto su “Nuovi Argomenti” n. 23 del 2003, in cui discuteva lungamente di Philip Roth e d’altro, è diventato urgente.
Ho quindi comprato sia “Con le peggiori intenzioni” che “Persecuzione”, e sono ad oltre metà del primo, approfittando del tempo regalato dalla nevicata a Roma di questi giorni.
È proprio un bel romanzo, in cui si sente aria ad alta quota venire da Roth e altri, profumo di fanciulle in fiore, istantanee di Sabbath, e anche (per me è un complimento…) un piccolo omaggio a David Foster Wallace quando scrive frasi in cui le parole iniziano tutte con la maiuscola (l’americano scrisse almeno “La Più Bella Ragazza Di tutti I Tempi”, per quanto io ricordi; è comunque il modo in cui il New York Times compone sempre i suoi titoli). Tutto senza che minimamente si senta manierismo o stanchezza nella lettura, tanto è comunque originale il modo di scrivere, la lingua e le storie.
È serrato e quasi affannato, fittissimo al punto che viene voglia di chiedere all’autore per favore di riscriverlo usando un numero di pagine almeno doppio per avere modo di assimilare la scrittura con più calma senza smettere ogni tanto per regolarizzare il respiro.
Infatti mentre si legge ci si chiede come sia stato scritto: di qualche scrittore (ad esempio Murakami), conosciamo tramite interviste il modo “ambientale” di scrivere: una stanza con ampia finestra sui monti giapponesi, un divano su cui riposare nelle lunghe sedute, una disciplina che prevede sveglia alle quattro del mattino e scrittura fino alle dieci ( la Nothomb, chissà se per coincidenza o trasmissione paravirale, dichiara abitudini simili). Durante la lettura di Murakami viene in mente, questa origine placida dello scritto.
Nel caso del Piperno di questo primo romanzo si pensa ad uno scrittore in corsa, uno che si è fabbricato un leggio sulla cyclette e inizia a scrivere solo quando i battiti cardiaci abbiano superato i 120 al minuto, con una densità di parole importanti, immagini, descrizioni, destini rotolanti verso una istantanea lunghissima conclusione quasi sempre intrisa di gioiosa tragedia. Ci si chiede se tutto, storia, frasi, dialoghi, fosse già pronto nella testa dell’autore e aspettasse solo di uscire fuori di corsa. Chiaramente tutto ciò è incongruo: deve trattarsi di una capacità di rimanere concentrati e tesi per chissà quanto tempo (mesi? anni?), ed è questo che fa il piacere e lo stupore di un lettore sempre ammirato verso chi scrive e scrive bene.